Microplastiche da pneumatici, il traffico intenso moltiplica l’inquinamento dell’aria
Le microplastiche generate dall’usura degli pneumatici rappresentano una fonte di inquinamento atmosferico sempre più rilevante, soprattutto nei contesti urbani. Un nuovo studio internazionale, pubblicato sulla rivista Atmospheric Environment e condotto nell’ambito del progetto europeo POLIRISK con la collaborazione di ENEA, evidenzia come le concentrazioni di queste particelle possano aumentare drasticamente nelle aree a traffico intenso e intermittente.
Microplastiche da pneumatici
Durante la normale circolazione dei veicoli, l’attrito tra pneumatici e asfalto produce minuscole particelle di gomma che si disperdono nell’aria. Secondo i ricercatori ENEA, questa forma di microinquinamento è tra le principali fonti di microplastiche atmosferiche nelle città, ma finora è stata poco studiata rispetto ad altri inquinanti legati al traffico.
Lo studio POLIRISK
Tra il 2022 e il 2023, il team del progetto POLIRISK ha monitorato la presenza di microplastiche da pneumatici in tre siti con differenti condizioni di traffico a Utrecht, nei Paesi Bassi. Le aree analizzate comprendevano una strada urbana con traffico stop-and-go, un tratto autostradale ad alta intensità ma scorrevole e un parco cittadino situato a circa 50 metri dalla strada più vicina.
I metodi di analisi e i marcatori utilizzati
Per misurare le concentrazioni di microplastiche nell’aria, i ricercatori hanno analizzato il particolato atmosferico PM10 utilizzando marcatori di gomma sintetica e naturale, principali componenti degli pneumatici. È stato inoltre monitorato il benzotiazolo, un additivo impiegato nel processo di vulcanizzazione della gomma, considerato un indicatore chiave della presenza di particelle derivanti dagli pneumatici.
Traffico stop-and-go
I risultati mostrano che le concentrazioni più basse di microplastiche da pneumatici sono state rilevate nel parco cittadino, mentre valori più elevati sono stati misurati in prossimità dell’autostrada. I livelli massimi sono stati registrati nella zona urbana a traffico stop-and-go, dove i veicoli frenano e ripartono frequentemente. In queste aree, le concentrazioni di microplastiche nell’aria risultavano fino a cinque volte superiori rispetto al parco.
Benzotiazolo e metalli
Anche le concentrazioni di benzotiazolo sono risultate significativamente più alte nelle zone trafficate, con valori fino a 4,6 volte superiori rispetto al parco. Parallelamente, i metalli derivanti dall’usura dei freni, come ferro, rame e cromo, presentavano concentrazioni da tre a otto volte maggiori nelle aree a traffico intenso, con un picco nelle condizioni di circolazione intermittente.
Il contributo delle microplastiche al PM10
Nei campioni analizzati, le microplastiche da pneumatici rappresentavano in media lo 0,45% del particolato PM10. Sebbene si tratti di una frazione relativamente ridotta, i ricercatori sottolineano che il suo peso potrebbe aumentare nei prossimi anni, anche a causa di normative sempre più stringenti sulle emissioni da combustione.
Veicoli elettrici e prospettive future
La diffusione dei veicoli elettrici contribuirà a ridurre le emissioni legate alla combustione dei carburanti, ma potrebbe comportare un incremento delle microplastiche da pneumatici. Il maggiore peso di questi veicoli, infatti, aumenta l’attrito con l’asfalto e l’usura delle gomme, rendendo questo tipo di inquinamento una sfida crescente per la qualità dell’aria urbana.
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