Milano Cortina 2026 al via: “Un’occasione persa per l’ambiente”. L’affondo di Legambiente
I Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 sono ormai ai nastri di partenza, ma per Legambiente il verdetto è già scritto: un fallimento sul fronte della sostenibilità economica, sociale e ambientale. Secondo l’associazione ambientalista, l’evento ha ignorato la vulnerabilità di un arco alpino che si scalda a velocità doppia rispetto al resto del mondo, prediligendo infrastrutture stradali e opere contestate come la pista da bob di Cortina.

Trasparenza e cantieri: l’allarme di Open Olympics
Oltre all’impatto ambientale, preoccupa la gestione dei tempi e dei costi. Secondo il monitoraggio civico Open Olympics, promosso da Libera e Legambiente:
- Cantieri lumaca: Solo 42 opere (meno della metà) saranno terminate prima dell’inizio dei Giochi. Il 57% dei cantieri si chiuderà solo successivamente, con l’ultimo termine fissato addirittura nel 2033.
- Omissioni: Manca il calcolo dell’impronta di $CO_{2}$ per singola opera e non è possibile incrociare i dati sui subappalti con la piattaforma ANAC.
Nevediversa 2025: la mappa degli impianti fantasma
Mentre si spendono milioni per nuove infrastrutture, il territorio alpino è punteggiato da scheletri di cemento e ferro. Il report Nevediversa 2025 ha censito tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige ben 78 impianti e edifici dismessi legati allo sci.
Il simbolo di questo degrado è la Bidonvia di Pian Dei Fiacconi sulla Marmolada (Canazei): chiusa nel 2019 e sventrata da una valanga nel 2020, è rimasta abbandonata in un’area patrimonio UNESCO. Nonostante le promesse iniziali della Fondazione Milano-Cortina di farsi carico di alcune bonifiche, gli impegni sono svaniti nel nulla.
I numeri del declino montano
La crisi climatica sta rendendo l’industria dello sci sempre più dipendente dall’innevamento artificiale, con costi energetici e idrici insostenibili:
- Lombardia: 44 impianti dismessi (secondo peggior dato nazionale dopo il Piemonte).
- Veneto: 30 impianti abbandonati.
- Bacini artificiali: Il Trentino-Alto Adige primeggia con 60 invasi, mentre la Valle d’Aosta detiene il record per superficie occupata (oltre 870.000 metri quadrati).
Verso un nuovo modello di montagna
“Ci saremmo aspettati un approccio basato sull’adattamento alla crisi climatica e su una vera legacy che prevedesse lo smantellamento degli impianti abbandonati,” conclude Legambiente. L’associazione ricorda come all’estero (Austria e Svizzera) le comunità locali abbiano spesso bocciato i Giochi tramite referendum, proprio per il timore di pesanti eredità ambientali e debiti pubblici.
Lo speciale “Fuori dai giochi”, disponibile sul numero di febbraio di Nuova Ecologia, approfondisce questi temi, in attesa del bilancio definitivo che verrà tracciato dal nuovo report Nevediversa nel marzo 2026.
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