Loading Now

Nature Restoration Law, WWF e Lipu: senza risorse l’Italia rischia di non rispettare gli obiettivi UE

ecosistemi naturali

Nature Restoration Law, WWF e Lipu: senza risorse l’Italia rischia di non rispettare gli obiettivi UE

WWF Italia e Lipu accolgono con favore la decisione del Governo di recepire il Regolamento europeo sul ripristino della natura attraverso il decreto legislativo attualmente all’esame del Parlamento. Le due associazioni ambientaliste, tuttavia, lanciano un allarme chiaro: senza risorse finanziarie specifiche e dedicate, l’Italia rischia di non rispettare gli impegni assunti a livello europeo entro il 2030.

La posizione è stata espressa nel corso dell’audizione parlamentare alla Commissione Ambiente del Senato sullo schema di decreto legislativo per il recepimento della Nature Restoration Law.

Nature Restoration Law

Il Regolamento UE 2024/1991 rappresenta il primo strumento giuridicamente vincolante che stabilisce obiettivi concreti e misurabili per il recupero degli ecosistemi degradati e dei servizi ecosistemici collegati.

Si tratta di una norma di portata storica per la tutela della biodiversità europea, che impone agli Stati membri interventi strutturali su ecosistemi terrestri, marini, fluviali, forestali e agricoli. L’Italia è ora chiamata a recepire il regolamento con strumenti operativi adeguati e una pianificazione efficace.

Il Piano Nazionale di Ripristino sarà il principale strumento attuativo e dovrà tradursi in azioni concrete su tutto il territorio nazionale.

Il nodo delle risorse

Il punto critico sollevato da WWF e Lipu riguarda l’assenza di risorse finanziarie dedicate. Lo schema di decreto legislativo disciplina la governance del regolamento e, all’articolo 6, stabilisce il principio dell’invarianza finanziaria.

Se questa scelta può essere comprensibile per gli aspetti organizzativi, diventa problematica quando si parla dell’attuazione del Piano Nazionale di Ripristino. Senza fondi certi, programmati e specificamente destinati agli interventi, il raggiungimento degli obiettivi europei appare a rischio.

Le associazioni sottolineano che le risorse per la natura non rappresentano un costo, ma un investimento strategico per il futuro del Paese. Ecosistemi sani garantiscono servizi essenziali come acqua pulita, aria respirabile, suoli fertili e protezione dalle alluvioni. Ogni ritardo aumenta i costi del ripristino e riduce le probabilità di successo.

Obiettivi 2030

Con meno di cinque anni alla prima grande scadenza del 2030, WWF e Lipu chiedono un rafforzamento del decreto legislativo attraverso misure concrete.

In particolare, le organizzazioni propongono di obbligare le amministrazioni pubbliche competenti a destinare risorse finanziarie specifiche, nella programmazione annuale e pluriennale, attingendo ai fondi europei, nazionali e regionali disponibili.

Viene inoltre richiesta l’introduzione di meccanismi di incentivazione fiscale, come crediti d’imposta, per favorire il contributo finanziario di imprese e soggetti privati all’attuazione del Piano Nazionale di Ripristino.

Governance e coordinamento istituzionale

Un altro elemento ritenuto centrale riguarda il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali coinvolti: Ministeri, Regioni, Province autonome, enti gestori di aree protette e siti Natura 2000.

WWF e Lipu chiedono di rafforzare la governance del regolamento, ampliando la composizione del Tavolo di indirizzo e coordinamento strategico previsto dall’articolo 5 del decreto. Tra i soggetti da includere figurano rappresentanti delle Regioni, delle autorità di bacino distrettuali, degli enti gestori delle aree naturali protette, sia pubblici sia privati, e un rappresentante del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ritenuto essenziale per garantire un’adeguata dotazione finanziaria.

Share this content: