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Navi dei veleni nel Mediterraneo, l’Europa chiamata a fare chiarezza sui traffici illegali

Navi dei veleni nel Mediterraneo, l’Europa chiamata a fare chiarezza sui traffici illegali

Gli affondamenti sospetti di navi mercantili nel Mediterraneo, le cosiddette “navi a perdere”, rappresentano uno dei capitoli più controversi della storia ambientale europea. Si tratta di imbarcazioni che, secondo diverse inchieste, sarebbero state utilizzate per il trasporto e lo smaltimento illegale di rifiuti, anche radioattivi.

In Italia, il fenomeno è al centro di indagini sin dal 1994, grazie a un esposto presentato da Legambiente. Tra il 1987 e il 1993 sono stati registrati 23 affondamenti al largo delle coste calabresi, mentre complessivamente sono circa 80 quelli mappati tra il 1979 e il 2000.

Nonostante gli anni trascorsi, restano ancora numerosi interrogativi sulle connessioni con i traffici internazionali di rifiuti.

Il caso arriva al Parlamento europeo

Per la prima volta, il tema è stato portato all’attenzione del Parlamento europeo durante l’iniziativa “Ships of Shame and Poison Ships”, promossa dall’eurodeputato Sandro Ruotolo in collaborazione con Legambiente.

L’obiettivo è ampliare il dibattito a livello europeo e stimolare un’azione coordinata tra istituzioni, agenzie internazionali ed esperti scientifici per fare luce su una vicenda che coinvolge più Paesi e rotte marittime.

La vicenda di Natale De Grazia

Tra i simboli di questa battaglia per la verità c’è Natale De Grazia, capitano di fregata morto in circostanze sospette nel 1995 mentre indagava proprio sulle navi a perdere.

Da anni Legambiente mantiene alta l’attenzione sul suo caso, promuovendo iniziative di sensibilizzazione e chiedendo verità e giustizia. La sua morte resta uno dei punti più oscuri dell’intera vicenda.

Le sei proposte per fare luce sul fenomeno

Durante il confronto europeo, Legambiente ha avanzato sei proposte operative rivolte alla Commissione europea per rilanciare le indagini e migliorare la conoscenza del fenomeno.

Tra le principali richieste vi sono: la raccolta e l’analisi di tutta la documentazione sugli affondamenti sospetti, l’avvio di programmi di ricerca scientifica sui fondali marini e l’utilizzo di tecnologie avanzate per il monitoraggio.

L’associazione chiede inoltre il coinvolgimento di organismi internazionali come Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, Europol e Interpol, per indagare sui traffici illegali di rifiuti e sulle reti criminali coinvolte.

Un ruolo chiave potrebbe essere svolto anche da EURATOM per chiarire eventuali connessioni con attività legate al nucleare.

Un rischio ancora attuale per ambiente e salute

Le “navi dei veleni” non rappresentano solo una questione del passato. Secondo gli esperti, i relitti presenti sui fondali potrebbero ancora costituire una minaccia per l’ambiente marino e per la salute umana, a causa del possibile rilascio di sostanze tossiche.

Il Mediterraneo, già sottoposto a forti pressioni ambientali, rischia di subire ulteriori danni se non verranno chiarite le responsabilità e adottate misure di prevenzione efficaci.

Verso una strategia europea condivisa

Secondo Sandro Ruotolo, il fenomeno delle navi a perdere è una questione europea che coinvolge rotte internazionali, armatori stranieri e Paesi rivieraschi.

Per questo motivo, diventa necessario sviluppare una strategia integrata che unisca ricerca scientifica, cooperazione giudiziaria, monitoraggio ambientale e trasparenza.

L’obiettivo finale è trasformare denunce e studi in azioni concrete, capaci di fare luce su una delle pagine più oscure della storia ambientale e industriale del Mediterraneo e di prevenire nuovi casi di traffico illecito di rifiuti.

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