Milano-Cortina, la neve artificiale fa male agli atleti? Il rischio invisibile tra i ghiacci olimpici
Mentre le immagini delle piste perfettamente innevate di Cortina e Bormio fanno il giro del mondo in questa edizione 2026 dei Giochi Olimpici invernali, circola una domanda scomoda: la neve artificiale può avere effetti negativi sulla salute degli atleti che la respirano e ci cadono sopra?
Non è una polemica, ma una questione di fisica e chimica applicata allo sport estremo. La neve prodotta dai cannoni, infatti, non ha nulla a che fare con i soffici fiocchi naturali.

1. L’impatto sui polmoni: l’aerosol dei ghiacci
Quando un cannone spara neve, nebulizza acqua ad altissima pressione. Questo processo crea un particolato finissimo che rimane sospeso nell’aria gelida.
- Respirazione sotto sforzo: Gli atleti, durante la prestazione, hanno una ventilazione polmonare massimale. Respirare per ore questa miscela di acqua nebulizzata, additivi nucleanti e potenziali residui oleosi dei compressori può irritare le prime vie aeree.
- Effetto ghiaccio secco: La neve artificiale è più dura e “tagliente”. Nelle discipline come lo snowboard o il freestyle, sollevare nuvole di questa polvere ghiacciata significa esporre i polmoni a micro-cristalli che possono causare piccole infiammazioni bronchiali.
2. Cadute e traumi: il “marmore” che non perdona
La densità della neve artificiale è circa quattro volte superiore a quella naturale. Per un atleta, cadere su una pista olimpica innevata artificialmente è paragonabile a cadere sul cemento rivestito di un sottile strato di plastica.
- Traumatologia: Gli ortopedici segnalano un aumento dello stress articolare. La neve artificiale non “assorbe” l’urto, lo restituisce alle ginocchia e alla schiena degli sciatori.
- Ustioni da sfregamento: Essendo composta da granuli sferici di ghiaccio solido, in caso di scivolata la neve artificiale genera un calore da attrito superiore, causando abrasioni cutanee molto più profonde rispetto alla neve fresca.
3. La chimica della sciolina e i PFAS
C’è poi il capitolo “contatto”. Gli atleti passano ore a contatto con una neve che è un ricettacolo di sostanze chimiche residue.
- Il ciclo dei PFAS: Le scioline utilizzate per scivolare su questo ghiaccio abrasivo contengono spesso composti fluorurati. L’attrito costante libera queste molecole, che possono essere assorbite per via cutanea o inalate quando vengono sollevate dagli sci.
- Additivi nucleanti: Per produrre neve a temperature marginali si usano spesso proteine nucleanti. Sebbene dichiarate sicure, l’esposizione prolungata a queste sostanze in un ambiente “chiuso” (come lo stadio del salto o le piste da bob) è sotto osservazione per possibili reazioni allergiche.
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