Neve artificiale tra salute e ambiente: quali sono i rischi reali
La neve artificiale è ormai una componente strutturale del turismo invernale. Con il cambiamento climatico e la riduzione delle precipitazioni nevose naturali, l’innevamento tecnico rappresenta un supporto sempre più necessario per garantire la praticabilità delle piste.
Ma la neve prodotta dai cannoni è sicura per la salute? A rispondere è “Dottore ma è vero che..?”, il portale anti-bufale della FNOMCeO, che analizza pro e contro dell’uso della neve tecnica, chiarendo dubbi su tossicità e rischi respiratori.
La neve artificiale è tossica? Cosa dicono i medici
Secondo gli esperti della FNOMCeO non esiste un allarme sanitario per chi scia su piste innevate artificialmente. Gli additivi utilizzati per favorire il congelamento dell’acqua sono monitorati e ritenuti sicuri.
Tra i Paesi alpini, l’Italia è quello con la maggiore dipendenza dalla neve tecnica: oltre il 90% delle piste da sci utilizza sistemi di innevamento programmato. Tuttavia, se dal punto di vista sanitario non emergono criticità per gli sciatori, resta il nodo ambientale legato agli elevati consumi di acqua ed energia necessari per la produzione.
Differenza tra neve naturale e neve tecnica
Dal punto di vista chimico, la neve artificiale ha la stessa composizione di quella naturale: acqua e aria. La differenza sta nel processo di formazione.
In natura, le goccioline d’acqua si congelano nelle nuvole e cadono sotto forma di fiocchi. Negli impianti sciistici, invece, il processo viene replicato attraverso cannoni sparaneve che nebulizzano e raffreddano l’acqua fino al congelamento. Quando le temperature sono più alte, possono essere impiegati additivi che facilitano la formazione del ghiaccio e riducono gli sprechi idrici ed energetici.
Dal punto di vista fisico, la neve tecnica tende a essere più compatta e ghiacciata rispetto a quella naturale. Questo comporta un fondo più duro e la necessità di maggiore attenzione per prevenire cadute e infortuni.
Additivi e Pseudomonas syringae: ci sono rischi?
Uno dei timori più diffusi riguarda l’uso di sostanze chimiche potenzialmente pericolose. In realtà, gli additivi impiegati sono di origine organica e non risultano tossici per l’uomo.
In particolare, vengono utilizzate proteine derivate da Pseudomonas syringae, un batterio che in questo contesto viene inattivato e privato della capacità infettiva o allergizzante. Queste proteine favoriscono la nucleazione del ghiaccio, rendendo possibile la formazione della neve anche a temperature prossime allo zero.
Secondo un’approfondita indagine condotta dall’Afsset, il microrganismo inattivato non è patogeno per l’uomo. I rischi risultano nulli per gli adulti e trascurabili per i bambini. Gli additivi utilizzati oggi sono conformi agli standard di sicurezza e impiegati da oltre vent’anni, mentre le formulazioni iniziali non più in uso sono state progressivamente sostituite.
Rischi respiratori e sport indoor
Alcuni sciatori temono possibili problemi respiratori legati alla neve artificiale. Gli esperti chiariscono che non si tratta di un rischio specifico dei cannoni sparaneve.
Eventuali esposizioni a gas nocivi come monossido di carbonio, biossido di azoto o particolato riguardano piuttosto impianti sportivi indoor, come piste di pattinaggio o campi da hockey al chiuso, e sono generalmente correlate a malfunzionamenti o scarsa manutenzione.
Gli unici soggetti potenzialmente più esposti sono gli operatori che preparano gli additivi e gestiscono gli impianti. In questi casi è sufficiente utilizzare dispositivi di protezione individuale come mascherine, occhiali e guanti per prevenire contaminazioni.
Impatto ambientale e sostenibilità futura
Se sul fronte sanitario non emergono criticità rilevanti, resta aperto il tema della sostenibilità ambientale. La produzione di neve artificiale richiede grandi quantità di acqua e un significativo consumo energetico, con possibili effetti sugli ecosistemi montani.
Secondo gli esperti, sarà necessario sviluppare soluzioni più sostenibili, soprattutto in Italia, dove la dipendenza dall’innevamento tecnico è particolarmente elevata. In un contesto di riscaldamento globale, la sfida sarà conciliare la pratica degli sport invernali con la tutela delle risorse naturali e la riduzione dell’impatto ambientale.
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