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206 centimetri di neve in 52 ore: sull’Appennino la nevicata primaverile più abbondante della storia. Pericolo valanghe massimo

neve record Appennino aprile 2026

206 centimetri di neve in 52 ore: sull’Appennino la nevicata primaverile più abbondante della storia. Pericolo valanghe massimo

Non era mai successo prima. Almeno non in primavera.

Mentre l’Italia si prepara alle festività pasquali, l’Appennino centrale è sepolto sotto una coltre di neve senza precedenti storici. In appena 52 ore, a Prati di Tivo in provincia di Teramo — quota 1.380 metri — si sono accumulati 206 centimetri di neve fresca. A Passo Lanciano, 1.314 metri, altri 185 centimetri nello stesso lasso di tempo.

Il verdetto del climatologo Massimiliano Fazzini, Responsabile del Team sul Rischio Climatico della Società Italiana di Geologia Ambientale, è inequivocabile: “Quella in corso è mediamente la nevicata più abbondante mai verificatasi nella primavera meteorologica lungo la dorsale appenninica.”

Il paradosso climatico: neve record in primavera

Siamo ai primi di aprile. La primavera è iniziata da due settimane. Eppure sui grandi massicci dell’Appennino centrale — Gran Sasso, Laga, Maiella — intorno ai 1.500 metri di quota si sono accumulati tra i 140 e i 190 centimetri di neve fresca in 48 ore. Un evento che i dati storici del Servizio Meteomont dei Carabinieri Forestali non hanno mai registrato in questo periodo dell’anno.

Non si tratta solo di neve abbondante. Le precipitazioni piovose che stanno colpendo contemporaneamente Abruzzo, Molise e Puglia hanno tempi di ritorno stimati di almeno 50 anni — un evento eccezionale che sta provocando allagamenti in fondovalle e danni alle infrastrutture viarie.

Pericolo valanghe al massimo grado

La bellezza del paesaggio nasconde un pericolo reale e immediato. Fazzini è diretto: “Il pericolo di valanghe è stimato al massimo grado.”

Non è una previsione astratta. Nelle ultime ore si sono già verificati distacchi di masse nevose di proporzioni storiche. A Prati di Tivo, il fronte di una valanga staccatasi dalle pareti settentrionali del Corno Piccolo — dove sono stati stimati oltre 5 metri di neve — ha raggiunto l’omonimo residence, arrestandosi circa 200 metri più a valle. A Lama dei Peligni e Fara San Martino le storiche valanghe incanalate, già attive negli inverni 1999-2000 e 2016-2017, hanno nuovamente raggiunto i fondivalle.

Le prossime ore: il rischio non finisce con la neve

Il miglioramento meteo atteso non porterà sollievo immediato sul fronte valanghe. Al contrario. “Un sensibile rialzo termico nei valori massimi diurni significherà, con ogni probabilità, un mantenimento del grado di pericolo valanghe su valori estremamente elevati”, avverte Fazzini. “Con la possibilità che possano verificarsi nuovi, frequenti e consistenti distacchi di neve più pesante, anche spontaneamente.”

Il messaggio agli appassionati di montagna è chiaro: niente escursioni con le ciaspole o sci alpinismo su terreno aperto. “La montagna non sa che tu sei esperto o profondo conoscitore dell’ambiente. Rigopiano docet.”

37 vittime dall’inizio della stagione

Il numero più pesante di tutti: dall’inizio della stagione invernale sono già 37 le vittime della montagna innevata in Italia. Un bilancio tragico che richiama alla prudenza anche i più esperti.

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