Nitrati nell’acqua potabile, Greenpeace lancia l’allarme: rischi per la salute anche sotto i limiti
In occasione della Giornata mondiale della salute, Greenpeace richiama l’attenzione sui rischi legati alla presenza di nitrati nell’acqua potabile in Italia e in Europa. Si tratta di una contaminazione strettamente connessa agli allevamenti intensivi e all’uso massiccio di fertilizzanti in agricoltura.
Le principali cause dell’inquinamento da nitrati
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, circa l’80% dell’azoto presente nelle acque europee deriva da fertilizzanti minerali e reflui zootecnici. Da questo azoto si originano i nitrati, sostanze che possono avere effetti negativi sulla salute umana.
L’Unione Europea ha fissato un limite di sicurezza pari a 50 mg per litro nelle acque potabili, introdotto nel 1998 per prevenire gravi patologie, soprattutto nei neonati. Tuttavia, studi più recenti indicano che anche concentrazioni molto più basse possono comportare rischi.
La situazione in Italia: dati e criticità
I dati di Eurostat mostrano che nel 2023 il valore medio dei nitrati nelle acque sotterranee italiane era di 18,88 mg/L. Tuttavia, secondo ISPRA, circa l’11,7% delle stazioni di monitoraggio supera il limite di sicurezza, mentre un ulteriore 4,9% si colloca nella soglia di attenzione.
Se si considerano limiti più restrittivi suggeriti dalla ricerca scientifica, oltre la metà delle stazioni italiane presenterebbe valori a rischio. Un dato particolarmente preoccupante, visto che le acque sotterranee rappresentano una fonte primaria di acqua potabile.
Dal 2018 l’Italia è inoltre soggetta a procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea per la violazione della direttiva nitrati, con la Pianura Padana tra le zone più critiche.
I rischi per la salute: cosa dice la scienza
Le evidenze scientifiche più recenti indicano un legame tra esposizione ai nitrati e aumento del rischio di malattie croniche. In particolare, diversi studi hanno evidenziato una correlazione con il tumore del colon-retto già a concentrazioni inferiori ai limiti legali.
Una ricerca del 2018, basata su 2,7 milioni di persone monitorate per 30 anni, ha rilevato un aumento del rischio già a 3,87 mg/L. Studi successivi, tra cui uno condotto in Danimarca nel 2024, hanno confermato l’associazione, evidenziando anche un impatto economico significativo per la società.
Ulteriori analisi del 2025 hanno mostrato che concentrazioni superiori a 9 mg/L sono associate a un incremento dei casi di tumore al colon, soprattutto in presenza di altri fattori di rischio come fumo e consumo elevato di carne rossa.
Le proposte di Greenpeace per un’acqua più sicura
Secondo Greenpeace Italia, è necessario intervenire con urgenza attraverso una strategia articolata. Tra le principali proposte:
aggiornare i limiti dei nitrati nell’acqua potabile sulla base delle più recenti evidenze scientifiche
ridurre l’inquinamento alla fonte limitando fertilizzanti e reflui zootecnici
ridimensionare gli allevamenti intensivi
sostenere sistemi agricoli più sostenibili e a bassa densità
promuovere diete più equilibrate e meno impattanti
Queste misure sono in linea con la proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”, depositata in Parlamento nel 2024 e ancora in attesa di discussione.
Tutela dell’acqua e salute pubblica
La qualità dell’acqua potabile è strettamente legata al benessere collettivo. Investire nella prevenzione e in pratiche agricole sostenibili significa non solo proteggere l’ambiente, ma anche ridurre i rischi sanitari per la popolazione.
L’allarme lanciato da Greenpeace evidenzia la necessità di interventi concreti e tempestivi, per garantire risorse idriche sicure e tutelare la salute delle generazioni presenti e future.
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