Sussidi agricoli UE, il 10% più ricco incassa la maggior parte dei fondi PAC
La Politica Agricola Comune dell’Unione Europea continua a favorire una ristretta élite di beneficiari molto ricchi, lasciando ai margini piccoli agricoltori e aziende più vulnerabili. È quanto emerge dall’ultimo rapporto di Greenpeace Europa, che ha analizzato i dati sui pagamenti PAC del 2024, mettendo in luce una distribuzione fortemente diseguale dei sussidi agricoli.
Il report è stato pubblicato alla vigilia di una nuova mobilitazione degli agricoltori europei a Strasburgo, dove migliaia di persone scenderanno in piazza per chiedere una riforma più equa del sistema di finanziamento agricolo dell’UE.
La concentrazione dei sussidi PAC
Secondo l’analisi di Greenpeace, in sei Stati membri – Italia, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Spagna – circa due terzi dei fondi PAC vengono assegnati in media al 10% più ricco dei beneficiari. La concentrazione cresce ulteriormente se si osserva il 20% più benestante, che arriva a ricevere circa l’80% dei sussidi totali.
I Paesi Bassi rappresentano il caso più estremo: l’1% dei beneficiari più ricchi incassa da solo il 40% dei fondi PAC. Anche l’Italia segue questo trend, posizionandosi in linea o leggermente sopra la media europea. Nel 2024, infatti, il 31% dei sussidi agricoli italiani è andato all’1% più ricco dei beneficiari, il 69% al 10% e l’82% al 20% più benestante.
Le distorsioni della PAC
Greenpeace sottolinea come l’attuale struttura della PAC finisca per funzionare come un sistema di welfare al contrario. Invece di sostenere chi è più esposto al rischio economico, i fondi pubblici favoriscono grandi proprietari terrieri e gruppi industriali.
Marco Contiero, direttore delle politiche agricole di Greenpeace Europa, evidenzia che gli agricoltori a rischio di fallimento, le piccole aziende agroecologiche e chi vuole adottare pratiche sostenibili non riceve un supporto adeguato. Secondo Greenpeace, questo modello non solo aumenta le disuguaglianze, ma danneggia la natura e compromette la sostenibilità futura della produzione alimentare europea.
I maggiori beneficiari dei fondi agricoli
Tra i principali destinatari dei sussidi PAC figurano grandi gruppi economici e famiglie aristocratiche. Il report cita il gruppo AGROFERT del primo ministro designato ceco Andrej Babiš, Bonifiche Ferraresi (BF Spa) in Italia e la Casa d’Alba in Spagna.
Nel solo 2024, AGROFERT ha ricevuto 16,6 milioni di euro di fondi PAC. Greenpeace evidenzia come questa cifra, se redistribuita, potrebbe sostenere migliaia di piccole aziende agricole nell’adozione di pratiche di risparmio idrico e gestione sostenibile delle risorse.
Il caso italiano
In Italia, BF Spa e Genagricola, ramo agricolo del gruppo Generali, risultano tra i principali beneficiari dei pagamenti diretti. Insieme, hanno incassato oltre 6 milioni di euro, una somma che potrebbe sostenere circa 2.500 piccole aziende agricole nel miglioramento dell’efficienza idrica.
Il gruppo BF rafforza la propria posizione anche attraverso legami strutturali con Coldiretti e partnership con grandi gruppi industriali come ENI e Leonardo. Genagricola, invece, controlla oltre 17.000 ettari di terreni tra Italia e Romania, con attività che includono allevamenti intensivi e acquisizioni fondiarie su larga scala, spesso associate all’esclusione dei piccoli agricoltori e all’aumento dei prezzi dei terreni.
Le conseguenze sulla piccola agricoltura
La PAC rappresenta circa un terzo del bilancio complessivo dell’Unione Europea. Negli ultimi anni, la crescente concentrazione dei sussidi ha contribuito a una drastica riduzione delle aziende agricole di piccola scala, diminuite del 44% in Europa, con la perdita di circa due milioni di aziende.
Questo fenomeno sta ridefinendo il tessuto agricolo europeo, favorendo modelli intensivi e industriali a scapito delle comunità rurali e della biodiversità.
Le proposte di Greenpeace
Mentre sono in corso i negoziati sul prossimo bilancio UE, Greenpeace chiede una profonda riforma della Politica Agricola Comune. Tra le proposte avanzate figurano l’eliminazione graduale dei pagamenti diretti basati sulla superficie, l’introduzione di tetti massimi e scale progressive per i sussidi e una maggiore priorità al sostegno delle aziende con alto valore ecologico e sociale.
Secondo l’organizzazione ambientalista, almeno il 50% del budget PAC dovrebbe essere destinato ad azioni ambientali e climatiche entro la fine del prossimo periodo di programmazione, per garantire un’agricoltura più equa, sostenibile e resiliente.
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