Loading Now

PFAS nell’acqua del rubinetto: l’Europa stringe, l’Italia aspetta

PFAS acqua potabile Italia limiti 2026

PFAS nell’acqua del rubinetto: l’Europa stringe, l’Italia aspetta

Dal 12 gennaio 2026 è scattato in tutta Europa l’obbligo di monitorare i PFAS gli “inquinanti eterni” nell’acqua potabile. In Italia, però, i limiti più stringenti slittano di altri sei mesi. Una proroga silenziosa, sepolta nella Legge di Bilancio, che riguarda milioni di cittadini.

Le chiamano “sostanze chimiche eterne” perché non si degradano: si accumulano nell’ambiente, nell’acqua, nei tessuti umani. I PFAS — composti per- e polifluoroalchilici usati per decenni in industria, packaging alimentare e tessuti impermeabili — sono interferenti endocrini e probabili cancerogeni riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale. E l’Italia è uno dei paesi europei più contaminati.

L’Europa avanza, l’Italia frena

Il 12 gennaio 2026 è entrata in vigore la Direttiva europea sulle Acque Potabili (2020/2184), che per la prima volta introduce l’obbligo di monitorare in modo armonizzato i livelli di PFAS nell’acqua potabile, fissando un limite di 0,5 microgrammi per litro per i PFAS totali e di 0,1 microgrammi per litro per la somma delle sostanze ritenute più preoccupanti per la salute umana.

In Italia però questo obbligo slitta al 12 giugno 2026, a causa di un emendamento inserito nella Legge di Bilancio dalla maggioranza che sostiene il governo Meloni. Non solo: con il comma 623, l’esecutivo ha rinviato anche il monitoraggio delle 6 molecole ADV, prodotte dalla ex-Solvay di Spinetta Marengo, che quindi al momento non saranno conteggiate nella somma di PFAS.

Un passo avanti, due indietro

Il paradosso è che il governo italiano si era distinto in positivo proprio su questo tema. Con due decreti del 2023 e del 2025, il governo Meloni aveva scelto di fissare paletti più stringenti sui PFAS rispetto a quelli richiesti dalla direttiva europea, aggiungendo alla lista molecole prodotte dalla ex-Solvay e fissando un limite di 20 nanogrammi al litro per i quattro PFAS indicati come prioritari dall’EFSA — tra cui il PFOA, classificato come cancerogeno, e il PFOS, considerato possibile cancerogeno

Con la Legge di Bilancio 2026, quegli stessi impegni vengono rinviati. «I commi 622 e 623 rinviano tutto di sei mesi e indeboliscono il parametro proprio mentre dovrebbe diventare operativo. Questo rischia di trasformare il recepimento europeo in un adempimento formale, ma non sostanziale» come denuncia il Comitato Veneto Pedemontana Alternativa.

I territori più esposti

Le gravi contaminazioni da PFAS interessano in modo particolare il Veneto e il Piemonte, e in misura minore ma diffusa Toscana e Lombardia. In Veneto il caso Miteni ha lasciato una contaminazione che interessa centinaia di migliaia di persone. A Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria, il processo penale a carico degli ex responsabili della produzione è ancora in corso.

Il Comitato Covepa ricorda che «nel cuore della crisi ambientale da PFAS che ha già contaminato oltre 180 chilometri quadrati tra Vicenza, Verona e Padova, questi emendamenti sospendono l’efficacia delle norme europee sulla qualità dell’acqua potabile».

La giustificazione del governo e le critiche

La motivazione ufficiale della proroga è tecnica: dare tempo ai gestori degli acquedotti di adeguarsi. Ma i critici sottolineano che «adeguare reti idriche e sistemi di controllo richiede tempo e risorse, ma proprio per questo servono scelte coraggiose e investimenti strutturali, non rattoppi dell’ultimo minuto».

Nel frattempo, Greenpeace chiede una legge nazionale che vieti la produzione e l’uso dei PFAS, sottolineando che la proposta in discussione nell’UE eliminerebbe da subito oltre il 90% dei rilasci di queste sostanze nell’ambiente.

L’appuntamento con i nuovi limiti è ora fissato per luglio 2026. Sempre che non arrivi un’altra proroga.

Share this content: