PFAS e diabete gestazionale: l’esposizione alle “sostanze chimiche eterne” aumenta il rischio in gravidanza
Sono presenti in numerosi prodotti di uso quotidiano, dagli imballaggi alimentari ai tessuti impermeabili, fino alle pentole antiaderenti. Le sostanze per- e polifluoroalchiliche, note come PFAS, sono al centro di una nuova allerta scientifica per i loro possibili effetti sulla salute metabolica. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata su The Lancet eClinicalMedicine evidenzia un’associazione tra esposizione ai PFAS e aumento del rischio di diabete mellito gestazionale, oltre a cambiamenti nei principali indicatori del metabolismo del glucosio.
PFAS: cosa sono e perché preoccupano
I PFAS sono composti chimici caratterizzati da una straordinaria resistenza alla degradazione ambientale e biologica. Proprio per questa loro persistenza vengono spesso definiti “sostanze chimiche eterne”. Una volta rilasciati nell’ambiente o assorbiti dall’organismo umano, tendono ad accumularsi nel tempo, sollevando interrogativi sugli effetti a lungo termine sulla salute.
Legame tra PFAS e diabete
Lo studio condotto dai ricercatori della Icahn School of Medicine del Mount Sinai rappresenta la valutazione più completa finora disponibile sul rapporto tra PFAS e diabete. L’analisi ha incluso 129 studi epidemiologici su popolazioni diverse, in alcuni casi con oltre un milione di partecipanti, esaminando sia il diabete gestazionale sia altre forme di diabete e numerosi parametri metabolici.
Diabete gestazionale
Tra tutti gli esiti analizzati, il legame più solido emerge con il diabete mellito gestazionale. L’aumento dell’esposizione ad alcuni PFAS, in particolare a composti storicamente molto diffusi come il PFOS, risulta associato a un incremento significativo del rischio di sviluppare la malattia durante la gravidanza. Parallelamente, gli studi mostrano alterazioni della resistenza all’insulina e della funzione delle cellule beta pancreatiche.
La gravidanza
Secondo gli autori, la gravidanza rappresenta una finestra critica di esposizione. In questo periodo, i cambiamenti ormonali e metabolici fisiologici potrebbero rendere l’organismo più sensibile agli effetti dei PFAS. Il diabete gestazionale non è infatti una condizione priva di conseguenze, ma aumenta il rischio di complicanze ostetriche e di sviluppare diabete di tipo 2 sia per la madre sia per il bambino negli anni successivi.
Esposizione diffusa nella popolazione
Uno degli aspetti più allarmanti riguarda la diffusione quasi universale dei PFAS. La maggior parte della popolazione è esposta attraverso alimenti, acqua potabile e prodotti di uso quotidiano. Secondo i ricercatori, anche se la qualità complessiva delle evidenze è considerata bassa-moderata, i risultati sono sufficienti a richiamare l’attenzione sul ruolo delle esposizioni ambientali nella salute metabolica.
Implicazioni per la prevenzione e la pratica clinica
Gli autori sottolineano la necessità di studi prospettici più ampi per chiarire l’impatto a lungo termine dei PFAS sul rischio di diabete. Allo stesso tempo, evidenziano l’importanza di integrare la valutazione delle esposizioni chimiche ambientali nei percorsi di prevenzione e assistenza prenatale, soprattutto per le donne in gravidanza o che pianificano una gravidanza.
Come ridurre l’esposizione ai PFAS
In attesa di dati più definitivi, gli esperti consigliano un approccio prudenziale. Ridurre l’uso di prodotti contenenti PFAS, prestare attenzione ai materiali a contatto con gli alimenti e limitare le possibili fonti di contaminazione può contribuire a diminuire l’esposizione, soprattutto durante fasi sensibili come la gravidanza.
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