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Qualità dell’aria e particolato: la Regione Piemonte studia limiti basati sulla tossicità, ma gli esperti invitano alla cautela

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Qualità dell’aria e particolato: la Regione Piemonte studia limiti basati sulla tossicità, ma gli esperti invitano alla cautela

Torino torna al centro del dibattito sulla qualità dell’aria. La Regione Piemonte ha promosso uno studio che esplora la possibilità di correggere i limiti del particolato — PM2,5 e PM10 — in base alla sua tossicità, anziché alla sola concentrazione in massa. Un approccio innovativo che ha acceso la discussione scientifica e politica, ma che il Comitato Torino Respira accoglie con interesse e, al tempo stesso, con una raccomandazione chiara: prudenza.

Non tutto il particolato è uguale

Il punto di partenza dello studio è scientificamente fondato: non tutte le particelle sospese nell’aria sono ugualmente dannose per la salute. La fuliggine prodotta dai motori diesel o il fumo da combustione di biomassa sono ben più pericolosi, a parità di concentrazione, del sale marino o della polvere minerale. Ponderare i limiti in base a questa diversa tossicità potrebbe teoricamente offrire una protezione più mirata per la salute pubblica.

Ma il mondo intero regola ancora per massa

Tuttavia, c’è un dato che il Comitato Torino Respira sottolinea con forza: nessuna grande giurisdizione al mondo ha ancora adottato limiti al PM ponderati per tossicità. Unione Europea, Stati Uniti, Canada, Cina continuano a regolare il particolato in base alla concentrazione in massa, espressa in microgrammi per metro cubo.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle sue Linee Guida Globali del 2021, ha confermato i limiti basati sulla massa — abbassando anzi il valore raccomandato per il PM2,5 a 5 µg/m³ annui — pur riconoscendo l’importanza della composizione delle particelle in via qualitativa.

L’Europa monitora, ma non regolamenta per tossicità

Le recenti revisioni delle direttive UE sulla qualità dell’aria hanno introdotto l’obbligo di monitorare le particelle ultrafini e il black carbon, riconoscendone la pericolosità specifica. Ma nessuna proposta di limiti basati sulla tossicità è ancora sul tavolo europeo.

Il comitato scientifico britannico COMEAP ha concluso nel 2022 che, nonostante i diversi componenti del PM possano avere tossicità differenti, le evidenze disponibili non sono ancora sufficientemente coerenti per abbandonare il PM2,5 come metrica principale di riferimento.

Il rischio di bruciare le tappe

Il Comitato Torino Respira non è contrario alla ricerca, anzi la sostiene. Ma avverte sui rischi di un cambio di paradigma prematuro: le valutazioni di tossicità sono complesse, variano nel tempo e nello spazio, e mancano ancora di metodi standardizzati a livello internazionale. Adottare ora limiti basati sulla tossicità potrebbe generare confusione normativa, ostacolare l’applicazione delle regole e, paradossalmente, ritardare azioni urgenti che potrebbero essere messe in campo già oggi.

Le richieste alla Regione Piemonte

Il Comitato chiede alle autorità regionali e nazionali di concentrarsi su ciò che è già possibile fare:

Allinearsi pienamente alle linee guida OMS del 2021; estendere il monitoraggio di particelle ultrafini e black carbon come raccomandato dall’UE; adottare politiche locali che riducano le emissioni dalle fonti più tossiche — traffico diesel, combustione di biomassa, attività industriali; evitare cambiamenti prematuri verso standard non ancora condivisi a livello internazionale.

«L’aria pulita è un diritto fondamentale», si legge nel comunicato del Comitato. «Agiamo con decisione utilizzando gli strumenti più efficaci oggi disponibili, continuando a investire nella scienza per il domani».

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