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Plastica in mare, nasce l’Alleanza di Città e Paesi per ridurre il monouso

Plastica in mare, nasce l’Alleanza di Città e Paesi per ridurre il monouso

La dispersione della plastica nell’ambiente comporta conseguenze di incalcolabile gravità. Non si tratta soltanto di un problema estetico o paesaggistico, ma di un’emergenza ambientale e sanitaria che parte dal mare, raggiunge coste e aree interne e arriva fino alla catena alimentare. Ogni anno circa 10 milioni di tonnellate di plastica vengono disperse negli oceani, con un impatto che rischia di essere irreversibile.

Le micro e nanoplastiche generate dalla frammentazione dei rifiuti plastici entrano negli ecosistemi marini, vengono ingerite dagli organismi acquatici e risalgono la catena alimentare fino all’uomo, con effetti ancora oggetto di studio ma sempre più preoccupanti.

L’Alleanza di Città e Paesi d’Italia intorno al Mare

Per contrastare l’inquinamento da plastica nasce l’Alleanza di Città e Paesi d’Italia intorno al Mare, un’iniziativa che punta a coordinare azioni concrete contro la plastica monouso, coinvolgendo enti locali, terzo settore, associazioni non profit e comunità scientifica.

Il progetto è maturato durante Fuorisalone 2025, evento riminese dedicato al mare e all’associazionismo ecologico, ed è stato presentato con il contributo del network Basta Plastica in Mare, di Zero Waste Europe e di Medici per l’Ambiente, insieme agli assessori all’Ambiente dei Comuni di Rimini e Vasto, primi enti aderenti.

L’obiettivo è avviare un’azione condivisa per ridurre l’uso di plastica monouso e promuovere modelli alternativi più sostenibili.

Micro e nanoplastiche

Secondo Alberto Granata dell’Associazione Medici per l’Ambiente, l’inquinamento da plastiche è associato a effetti patologici rilevanti per l’uomo. Le microplastiche, inferiori a 5 millimetri, e le nanoplastiche, sotto 0,1 micrometri, derivano sia dalla produzione industriale sia dalla degradazione delle macroplastiche.

Queste particelle possono essere ingerite con il cibo e l’acqua, inalate o assorbite attraverso la pelle. Una volta entrate nell’organismo, raggiungono organi e tessuti. Gli effetti sono ancora oggetto di studio, ma le evidenze scientifiche indicano potenziali danni significativi, con implicazioni per la salute pubblica.

Riduzione del monouso e alternative sostenibili

L’Alleanza punta a informare i consumatori sull’importanza di scelte responsabili, in linea con il Regolamento europeo sugli imballaggi e con gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Unione europea, in particolare il punto 14 dedicato alla tutela di oceani e risorse marine.

Tra le azioni previste vi è la redazione di un decalogo che individua prodotti critici e suggerisce alternative sostenibili. Nel settore della pesca, ad esempio, vengono indicati come problematici le cassette in polistirolo per il pescato e le reti in polietilene utilizzate nella mitilicoltura.

Negli ultimi trent’anni il numero di cassette in polistirolo è diminuito grazie alla diffusione di contenitori in plastica riutilizzabili e meno friabili, talvolta pieghevoli e quindi più efficienti anche dal punto di vista logistico. Il polistirolo, invece, tende a frantumarsi facilmente, generando frammenti che finiscono nel ciclo alimentare.

Per quanto riguarda le reti per la mitilicoltura, sono in corso test su fibre vegetali come la canapa. Anche se non rappresentano ancora un’alternativa pienamente praticabile, potrebbero offrire vantaggi ambientali ed economici, favorendo una filiera produttiva nazionale rispetto a quella delle reti in plastica, spesso legata a cicli economici esteri.

Il ruolo dell’Europa e la sfida della transizione

Le iniziative dell’Alleanza si inseriscono nel solco delle politiche europee per la sostenibilità. Secondo i promotori, le normative dell’Unione europea possono rappresentare un modello organizzativo ed economico replicabile anche in altri contesti. L’esempio dei flaconi per l’igiene personale in plastica riciclabile dimostra che soluzioni più sostenibili possono essere anche competitive dal punto di vista dei costi.

La plastica in sé non è il nemico principale. Il problema riguarda soprattutto il ciclo di vita estremamente breve di molti prodotti monouso. L’uso massiccio di oggetti destinati a diventare rifiuti in tempi rapidissimi, spesso in contesti difficili da gestire, favorisce la dispersione nell’ambiente e alimenta una dinamica di inquinamento sempre più complessa.

Ridurre il monouso, promuovere il riuso e incentivare alternative sostenibili rappresentano quindi passaggi fondamentali per limitare un fenomeno che incide pesantemente sugli ecosistemi marini e, indirettamente, sulla salute umana.

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