Raee professionali, Italia lontana dai target Ue: raccolta ferma al 30%
L’Italia continua a inseguire gli obiettivi europei sulla raccolta dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, i cosiddetti raee. A pesare sul mancato raggiungimento dei target non sono solo le difficoltà nell’intercettare i dispositivi dismessi dai cittadini, ma anche le inefficienze che riguardano il comparto dei raee professionali.
Macchinari complessi o di grandi dimensioni, come impianti di climatizzazione, banchi frigo, dispositivi medicali e industriali, sfuggono ancora troppo spesso al sistema nazionale di raccolta e recupero. A denunciarlo è il sistema collettivo Erion Professional.
Raccolta raee in Italia sotto il target Ue del 65%
L’Unione europea ha fissato un obiettivo di raccolta pari al 65% del peso medio delle apparecchiature immesse sul mercato nei tre anni precedenti. In Italia, però, i canali ufficiali intercettano circa 500 mila tonnellate di raee, equivalenti a poco più del 30% dell’immesso.
Di queste, circa il 31% è costituito da apparecchiature professionali. Una quota rilevante, ma ancora insufficiente per colmare il divario rispetto ai target europei e chiudere la procedura d’infrazione aperta nei confronti del nostro Paese.
Raee professionali: problemi di tracciabilità e gestione
Secondo Erion Professional, il nodo principale è la perdita di controllo nella fase di dismissione. A differenza dei raee domestici, che si basano in larga parte sul conferimento ai centri di raccolta comunali, i raee professionali seguono percorsi più complessi.
Le operazioni di ritiro e gestione sono spesso affidate a soggetti terzi che non sempre operano in piena integrazione con i sistemi collettivi dei produttori. Questo genera falle nella tracciabilità e nel monitoraggio dei flussi.
La normativa attribuisce ai produttori di apparecchiature professionali la responsabilità di organizzare e finanziare la gestione del fine vita, attivando sistemi adeguati di raccolta e trattamento. Tuttavia, non sempre tali obblighi vengono applicati in modo uniforme lungo la filiera.
Anche il meccanismo del ritiro uno contro uno, previsto in caso di sostituzione dell’apparecchiatura, risulta meno conosciuto e meno strutturato rispetto a quanto avviene per i raee domestici.
Una zona grigia che penalizza ambiente e mercato
Le criticità del sistema di raccolta dei raee professionali creano, secondo Erion, una vera e propria zona grigia. In questo spazio i flussi possono disperdersi, sfuggendo ai circuiti ufficiali e ai meccanismi di rendicontazione.
Le conseguenze sono doppie: da un lato il mancato raggiungimento dei target europei, dall’altro il rischio di trattamenti non adeguati, con perdita di materie prime preziose e minori benefici ambientali.
“La piena valorizzazione dei raee professionali deve passare da un impegno condiviso tra produttori, reti distributive e imprese utilizzatrici, orientato a modelli collaborativi, innovativi e sostenibili”, afferma Walter Rebosio, direttore generale di Erion Professional.
Secondo Rebosio, solo attraverso una maggiore integrazione tra gli attori della filiera sarà possibile trasformare la scarsità globale di risorse, che alimenta instabilità dei mercati e tensioni internazionali, in un’opportunità di crescita industriale e responsabilità ambientale.
Il ruolo strategico dei produttori e della filiera
La sfida dei raee professionali richiede un modello organizzativo più strutturato, fondato sul coordinamento tra produttori, reti distributive, dealer, installatori e operatori logistici.
In questo contesto il ruolo dei produttori resta centrale. Investimenti mirati in logistica, trattamento e servizi dedicati possono contribuire in modo significativo ad aumentare i tassi di raccolta e a rendere più circolari i cicli di vita delle apparecchiature professionali.
Secondo Erion Professional, la sensibilità dei produttori sta crescendo. Sempre più aziende iniziano a integrare nella propria offerta servizi di gestione del fine vita delle apparecchiature, affiancati da attività formative e consulenziali specifiche.
Un percorso che, se consolidato, potrebbe aiutare l’Italia a ridurre il gap rispetto ai target Ue sui raee e a rafforzare il modello di economia circolare nel settore delle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
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