Rapporto Arpat 2026, Ingegneri Firenze: “Aria in miglioramento, ma sulle acque serve cambio di passo”
Dati incoraggianti sulla qualità dell’aria, ma segnali preoccupanti sullo stato delle acque superficiali. È questa la sintesi del commento dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Firenze alla quattordicesima edizione dell’Annuario dei dati ambientali di ARPAT, presentata nella sede della Regione Toscana.
A intervenire sono state la presidente Claudia Nati e Stefano Corsi, coordinatore della commissione Ambiente ed Energia.
Qualità dell’aria: segnali positivi, ma attenzione ai nuovi limiti Ue
“Il rientro nei limiti del biossido di azoto e il miglioramento registrato a Firenze rappresentano un segnale incoraggiante”, spiegano Nati e Corsi, così come le anticipazioni sul rientro del PM10 nella Piana lucchese.
Tuttavia, avvertono gli ingegneri, la qualità dell’aria dipende da molteplici fattori: rinnovo del parco auto, politiche sulle emissioni, andamento meteorologico. Inoltre, i nuovi obiettivi europei fissano soglie più stringenti, rendendo necessario mantenere alta l’attenzione.
Acque superficiali: solo il 30% in stato buono o elevato
Il capitolo più critico del Rapporto riguarda le acque superficiali. Nel triennio 2022-2024 solo il 30% dei corpi idrici toscani raggiunge uno stato ecologico buono o elevato, mentre una quota significativa si colloca in condizioni sufficienti, scarse o cattive.
Secondo l’Ordine, il peggioramento registrato rispetto al periodo precedente impone un approfondimento serio. Gli eventi meteorologici estremi e i cambiamenti climatici incidono su portate, temperature e dinamiche biologiche, ma non possono essere l’unica spiegazione.
“È necessario riportare al centro dell’agenda pubblica la tutela degli ecosistemi fluviali”, sottolineano Nati e Corsi, evidenziando come biodiversità, qualità dell’acqua e sicurezza idraulica siano strettamente connesse.
Acque sotterranee e mare: criticità chimiche
L’Annuario evidenzia anche criticità per le acque sotterranee, con una quota significativa di corpi idrici in stato chimico scarso, spesso in aree soggette a pressioni industriali o sovrasfruttamento agricolo.
Le acque marino-costiere mostrano in molti casi una buona qualità ecologica, ma persistono problematiche sul piano chimico. Da qui la richiesta di un approccio integrato che metta in relazione gestione delle risorse idriche, attività produttive e tutela degli ecosistemi.
Consumo di suolo: focus sugli incrementi annuali
Sul consumo di suolo, gli ingegneri invitano a non fermarsi al dato complessivo di 142mila ettari, ma a concentrarsi sull’incremento annuale: 264 ettari nel 2024, in calo rispetto agli anni precedenti.
Un dato positivo che, però, deve essere analizzato nel medio periodo. “Occorre comprendere dove e come avvengono le trasformazioni territoriali, per intervenire con strumenti di pianificazione più efficaci e orientati alla rigenerazione”, concludono Nati e Corsi.
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