Loading Now

Adattamento climatico insufficiente: l’Europa deve prepararsi a temperature record

caldo europa

Adattamento climatico insufficiente: l’Europa deve prepararsi a temperature record

Un nuovo rapporto del Comitato scientifico consultivo europeo sui cambiamenti climatici, intitolato “Rafforzare la resilienza ai cambiamenti climatici – Raccomandazioni per un quadro efficace di politica di adattamento dell’UE”, delinea come l’Unione europea possa rafforzare il proprio approccio all’adattamento di fronte a rischi climatici sempre più frequenti, intensi e interconnessi.

Le temperature medie globali sono aumentate di circa 1,4 °C rispetto ai livelli preindustriali e, in assenza di progressi sufficienti nella mitigazione, è sempre più probabile il superamento della soglia di 1,5 °C fissata dall’Accordo di Parigi. L’Europa si sta riscaldando a una velocità quasi doppia rispetto alla media globale e questo incremento sta determinando un aumento significativo di ondate di calore, siccità, incendi boschivi, alluvioni, innalzamento del livello del mare ed erosione costiera. Gli impatti sono già evidenti in tutte le regioni europee e coinvolgono salute pubblica, infrastrutture, ecosistemi ed economia.

Europa più calda e rischi climatici sempre più gravi

Il presidente del Comitato consultivo, Ottmar Edenhofer, ha sottolineato che gli eventi meteorologici estremi stanno già causando gravi perdite in tutta Europa. Il caldo estremo, da solo, ha provocato decine di migliaia di morti premature negli ultimi anni, di cui circa 24.000 nell’estate del 2025. I danni economici alle infrastrutture e ai beni materiali ammontano in media a circa 45 miliardi di euro all’anno. Secondo Edenhofer, questi numeri dimostrano che rafforzare l’adattamento non è facoltativo, ma rappresenta una condizione essenziale per proteggere vite umane, mezzi di sussistenza e le fondamenta economiche del continente.

Sforzi di adattamento ancora insufficienti

Il rapporto evidenzia che, con il continuo riscaldamento del pianeta, i rischi climatici diventeranno sempre più frequenti, gravi e persistenti, con effetti potenzialmente destabilizzanti sulla competitività europea, sui bilanci pubblici e sulla sicurezza. Senza un adeguato rafforzamento delle politiche di adattamento, gli impatti climatici rischiano di erodere progressivamente le basi economiche e sociali dell’Unione. Nonostante alcuni progressi, gli sforzi finora messi in campo risultano ancora insufficienti per prevenire impatti evitabili e gestire in modo sistemico i rischi emergenti.

L’importanza di un quadro UE coordinato

La vicepresidente del Comitato, Laura Diaz Anadon, ha spiegato che l’adattamento non riguarda esclusivamente la politica climatica, ma investe la stabilità dei servizi essenziali, la sicurezza di cibo, acqua ed energia, la protezione della salute dei cittadini e degli ecosistemi, nonché le condizioni necessarie per sostenere un’economia competitiva e innovativa. Molti rischi climatici hanno natura transfrontaliera e incidono su catene di approvvigionamento, sistemi finanziari ed ecologici, rendendo indispensabile un coordinamento tra livelli locali, nazionali ed europei.

Preparare l’Europa ai rischi futuri

Il Comitato propone un rafforzamento strutturale del quadro europeo di adattamento, attraverso valutazioni del rischio climatico obbligatorie e armonizzate in tutte le politiche dell’UE e negli Stati membri, basate su scenari comuni e standard metodologici condivisi. Viene inoltre suggerito di adottare un riferimento comune per la pianificazione dell’adattamento, preparandosi a uno scenario globale compreso tra 2,8 e 3,3 °C entro il 2100, che in Europa si tradurrebbe in livelli di riscaldamento ancora più elevati rispetto alla media mondiale. Questo approccio dovrebbe essere accompagnato dall’uso sistematico di scenari più avversi per testare la resilienza di infrastrutture e sistemi economici.

Verso un’UE resiliente e investimenti strategici

Il rapporto invita anche a definire una visione chiara per un’Unione europea resiliente ai cambiamenti climatici entro il 2050 e oltre, sostenuta da strategie settoriali e obiettivi misurabili, e a integrare la resilienza climatica in tutte le politiche, programmi e investimenti europei sin dalla fase di progettazione. Parallelamente, viene evidenziata la necessità di mobilitare investimenti pubblici e privati e di adottare un approccio più coerente per gestire i costi crescenti degli impatti climatici attraverso il bilancio dell’UE, la governance economica e meccanismi di condivisione del rischio.

Mitigazione e adattamento devono procedere insieme

Il documento ribadisce infine che l’adattamento presenta limiti intrinseci e non può sostituire la mitigazione. Riduzioni profonde e durature delle emissioni, insieme a un progressivo aumento delle rimozioni di carbonio, restano fondamentali per stabilizzare e ridurre le temperature globali e prevenire impatti irreversibili. Anche in scenari di mitigazione ottimistici, tuttavia, i rischi continueranno a intensificarsi nei prossimi decenni, rendendo necessario un impegno simultaneo su entrambi i fronti.

La vicepresidente Jette Bredahl Jacobsen ha concluso che una gestione efficace del rischio richiede la preparazione a diversi possibili scenari futuri per garantire un’Europa resiliente. Rafforzare l’adattamento insieme alla mitigazione rappresenta quindi una scelta strategica imprescindibile per salvaguardare cittadini, sicurezza e obiettivi di lungo periodo dell’Unione europea.

Share this content: