Rapporto IQAir 2025, qualità dell’aria globale ancora critica: solo il 14% delle città nei limiti OMS
Il nuovo Rapporto mondiale sulla qualità dell’aria pubblicato questa mattina dalla società svizzera IQAir offre una fotografia aggiornata e approfondita dello stato dell’inquinamento atmosferico globale nel 2025. Si tratta dell’ottava edizione di uno studio ormai considerato un punto di riferimento internazionale, capace di fornire indicazioni concrete sui rischi per la salute e sulle dinamiche ambientali in atto. L’analisi si basa sui dati raccolti in 9.446 città distribuite in 143 paesi, regioni e territori, con un ampliamento significativo della copertura rispetto agli anni precedenti grazie all’inclusione di nuove aree di monitoraggio.
Andamento globale del PM2.5 e rispetto dei limiti OMS
Il quadro che emerge dal rapporto è complesso e caratterizzato da forti differenze regionali. Se da un lato alcuni paesi hanno registrato miglioramenti nella qualità dell’aria, dall’altro molti altri hanno visto un peggioramento delle concentrazioni di PM2.5, una delle polveri sottili più pericolose per la salute umana. Nel complesso, la maggior parte dei paesi continua a superare i limiti indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, confermando come l’inquinamento atmosferico resti una delle principali emergenze globali.
Un dato particolarmente significativo riguarda la percentuale di città che rispettano le linee guida OMS: nel 2025 solo il 14% rientra nei valori raccomandati, in calo rispetto all’anno precedente. Questo indica una tendenza preoccupante, che evidenzia quanto sia ancora lunga la strada verso un miglioramento stabile e diffuso della qualità dell’aria.

I paesi e le città più colpite dall’inquinamento
Le aree più colpite continuano a concentrarsi soprattutto in Asia e in alcune regioni dell’Africa, dove le concentrazioni di PM2.5 raggiungono livelli estremamente elevati. Paesi come Pakistan, Bangladesh e Tagikistan registrano valori medi annuali molto superiori ai limiti di sicurezza, con conseguenze dirette sulla salute delle popolazioni.
A livello urbano, la situazione è ancora più critica. La città di Loni, in India, risulta la più inquinata al mondo, con valori che superano di oltre venti volte le soglie raccomandate. Questo dato riflette non solo la pressione industriale e demografica, ma anche la difficoltà nel contenere le emissioni in contesti urbani ad alta densità. Al contrario, realtà come Nieuwoudtville, in Sudafrica, mostrano come sia possibile mantenere livelli di inquinamento estremamente bassi, grazie a condizioni ambientali favorevoli e a una minore pressione antropica.
Stati Uniti ed Europa tra criticità e segnali contrastanti
Negli Stati Uniti, il 2025 ha segnato un aumento dei livelli medi di PM2.5, influenzato in larga parte dagli incendi boschivi e da fenomeni climatici estremi. Città come El Paso hanno registrato un peggioramento significativo, anche a causa di tempeste di polvere sempre più frequenti, mentre aree come il sud-est di Los Angeles continuano a essere tra le più colpite del paese. Nonostante ciò, alcune città come Seattle riescono a mantenere livelli relativamente contenuti, dimostrando come politiche locali efficaci possano fare la differenza.
Anche in Europa si osserva una situazione eterogenea: 23 Paesi hanno registrato un aumento delle concentrazioni medie annue di PM2,5, 18 una diminuzione e uno è stato aggiunto per la prima volta. L’inquinamento da PM2,5 è aumentato di oltre il 30 per cento in Svizzera e in Grecia, mentre Malta ha registrato il calo più marcato, quasi il 24 per cento.
Tra i fattori che hanno influenzato negativamente la qualità dell’aria vi sono l’uso di combustibili per il riscaldamento domestico, il trasporto di fumi da incendi boschivi su lunga distanza e l’arrivo di polveri sahariane. Questi elementi evidenziano come l’inquinamento atmosferico sia un fenomeno sempre più globale e interconnesso.
Trend positivi in America Latina e Oceania
A differenza di altre aree del mondo, l’America Latina e i Caraibi mostrano segnali incoraggianti, con molte città che hanno registrato una riduzione delle concentrazioni di PM2.5. Questo andamento suggerisce che politiche ambientali mirate e una maggiore attenzione alla qualità dell’aria possono produrre შედეგ concreti nel medio periodo.
L’Oceania si conferma invece una delle regioni più pulite del pianeta, con una percentuale significativa di città che rispettano i limiti OMS. Tuttavia, anche qui non mancano criticità legate a eventi climatici estremi, che possono causare picchi temporanei di inquinamento.
Il ruolo degli incendi boschivi e del cambiamento climatico
Uno degli elementi più rilevanti emersi dal rapporto riguarda l’impatto degli incendi boschivi, sempre più frequenti e intensi a causa del cambiamento climatico. Nel 2025, questi eventi hanno contribuito in modo significativo all’aumento delle emissioni di particolato nell’atmosfera, con effetti che si sono estesi ben oltre le aree direttamente colpite.
Le emissioni di biomassa hanno raggiunto livelli record, influenzando la qualità dell’aria in diverse regioni del mondo. Il caso del Canada è emblematico: una stagione di incendi particolarmente grave ha avuto ripercussioni non solo sul territorio nazionale, ma anche sugli Stati Uniti e su alcune aree europee.
Le lacune nel monitoraggio della qualità dell’aria
Oltre ai dati sull’inquinamento, il rapporto mette in luce un problema strutturale spesso sottovalutato: la carenza di sistemi di monitoraggio adeguati. La conclusione di importanti programmi internazionali ha ridotto l’accesso ai dati per milioni di persone, indebolendo la capacità di analizzare e affrontare il problema in modo efficace.
La disponibilità di informazioni affidabili e in tempo reale è fondamentale per sviluppare politiche ambientali efficaci. Senza un monitoraggio diffuso e continuo, diventa difficile comprendere la reale entità dell’inquinamento e intervenire in modo mirato.
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