Portofino, il Parco conteso: perché il ricorso di WWF, Greenpeace e Lipu riapre lo scontro tra Politica e Scienza
Il 9 aprile 2026 segna una nuova, cruciale tappa nel tormentato percorso istitutivo del Parco Nazionale di Portofino. Greenpeace Italia, Lipu e WWF Italia hanno ufficialmente depositato un ricorso straordinario contro la perimetrazione ridotta proposta dalla Regione Liguria. Non si tratta di una semplice disputa amministrativa, ma di una battaglia di principio che tocca il cuore della legislazione ambientale italiana e mette in discussione il concetto stesso di “Parco Nazionale”.
La contesa ruota attorno a una scelta della Giunta Regionale ligure che le associazioni definiscono una “prova di forza”: limitare i confini del nuovo Parco Nazionale a soli tre comuni (Portofino, Camogli e Santa Margherita Ligure), ricalcando quasi millimetricamente il perimetro del già esistente parco regionale. Una decisione che, secondo i ricorrenti, svuota di significato il passaggio alla tutela nazionale e ignora anni di istruttorie scientifiche.
Il nodo della perimetrazione: la battaglia dei numeri
Per comprendere la portata del ricorso, bisogna guardare ai numeri che hanno diviso le istituzioni negli ultimi anni. Da un lato c’è la proposta “minimalista” a tre comuni difesa dalla Regione Liguria; dall’altro c’è la perimetrazione a undici comuni, già dichiarata valida e conforme dal TAR Liguria, che garantirebbe una reale continuità ecologica tra il promontorio e il suo entroterra.
Le associazioni ambientaliste sottolineano come la scelta della Regione sia priva di un reale sostegno tecnico-scientifico. L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), organo tecnico del Ministero dell’Ambiente, ha più volte ribadito che un parco limitato a tre comuni non rispetta i criteri e le finalità previste dalla Legge Quadro sulle aree protette (L. 394/91). Un parco nazionale, per essere tale, deve tutelare non solo un singolo “gioiello” paesaggistico, ma un intero ecosistema e le sue aree di connessione.
La soppressione dell’Area Marina Protetta: un’ombra sull’istruttoria
Uno dei punti più controversi sollevati nel ricorso riguarda la contestuale soppressione dell’Area Marina Protetta (AMP) di Portofino. Le associazioni denunciano che tale eliminazione sia avvenuta in assenza di una valida e completa istruttoria sulle conseguenze ambientali. L’AMP di Portofino è un’eccellenza internazionale per la biodiversità marina e la sua integrazione all’interno di un Parco Nazionale dovrebbe servire a potenziarne la tutela, non a metterne a rischio l’autonomia gestionale o scientifica in favore di accordi meramente politici.
Il ricorso evidenzia come la Regione abbia cercato un’intesa basata esclusivamente su istanze politiche locali, omettendo di considerare che la perimetrazione provvisoria a undici comuni è, allo stato attuale, l’unica pienamente efficace e legittimata dalle precedenti pronunce della magistratura.
L’arroganza del “Prendere o Lasciare”
Il tono dello scontro si è inasprito a causa delle recenti dichiarazioni dei vertici regionali. Il ricorso cita esplicitamente la richiesta avanzata dal Presidente e dal Vicepresidente della Regione Liguria al Ministero dell’Ambiente: accogliere integralmente la proposta a tre comuni o, in alternativa, abrogare la norma istitutiva del Parco Nazionale del 2017.
Questo atteggiamento di “aut-aut” è descritto dai legali delle associazioni come un atto di arroganza politica. “O il parco regionale si trasforma tal quale in parco nazionale o nulla”, sembra essere la linea della Giunta. Tale posizione ignora sistematicamente l’ipotesi di un compromesso a sette comuni, una soluzione intermedia che ISPRA ha dichiarato valutabile e che incontrerebbe il favore di quelle amministrazioni locali che vedono nell’area protetta un’occasione irripetibile di sviluppo economico sostenibile per le generazioni future.
La Costituzione e il preminente interesse pubblico
Il ricorso straordinario non si limita a contestare i confini, ma solleva una questione costituzionale. La difesa degli ambiti naturali è un interesse pubblico preminente, tutelato dall’articolo 9 della nostra Costituzione. Secondo Greenpeace, Lipu e WWF, la Regione Liguria starebbe anteponendo “meri interessi particolaristici” alla tutela del bene comune.
Ignorare le valutazioni scientifiche e la legge quadro significa minare alla base il sistema dei parchi italiani. Se passasse il principio per cui un Parco Nazionale può coincidere perfettamente con un piccolo Parco Regionale per pure ragioni elettorali o politiche, verrebbe meno la differenziazione gerarchica tra aree di interesse regionale e aree di eccellenza nazionale.
Cosa succede ora? Il peso della magistratura
Con il deposito del ricorso, la parola passa nuovamente ai giudici. La magistratura amministrativa dovrà stabilire se l’agire della Regione sia stato legittimo o se, come sostenuto dalle associazioni, abbia infranto il procedimento dettato dalla legge. Le precedenti sentenze del TAR Liguria lasciano presagire un percorso in salita per la Giunta regionale, avendo già in passato considerato la perimetrazione più ampia come quella tecnicamente più corretta.
Nel frattempo, il territorio resta in attesa. Da un lato ci sono i comuni del “no”, timorosi di vincoli che ritengono eccessivi; dall’altro i comuni del “sì”, che sperano nei finanziamenti nazionali e nel prestigio di un marchio — quello di Parco Nazionale — che nel mondo è sinonimo di qualità e conservazione.
Portofino come simbolo della transizione ecologica
La vicenda di Portofino è emblematica della difficoltà che l’Italia incontra nel tradurre i principi della transizione ecologica in azioni concrete sul territorio. In un’epoca segnata da eventi climatici estremi — come la recente frana di Petacciato in Molise — e dalla necessità di una nuova consapevolezza geografica (celebrata proprio in questi giorni dalla GeoNight), la difesa di un’area protetta non può essere ridotta a una disputa sui confini comunali.
Il ricorso di WWF, Lipu e Greenpeace obbliga le istituzioni a tornare al tavolo del confronto tecnico e scientifico. Portofino non è solo un borgo da cartolina; è un ecosistema complesso che richiede una visione strategica nazionale. Se la mediazione a sette o undici comuni fallirà, non sarà solo una sconfitta per gli ambientalisti, ma per la credibilità di tutto il sistema della conservazione della natura in Italia.
Share this content:







