Rigassificatore Piombino, per il Wwf non va prorogato
Mentre l’Italia barcolla sotto lo spettro di un lockdown energetico causato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, il dibattito sulle infrastrutture strategiche si infiamma nuovamente in Toscana. Al centro della tempesta c’è il rigassificatore nel porto di Piombino: per il WWF, la proroga dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) non è solo un errore burocratico, ma un paradosso economico e ambientale che rischia di legare il Paese a un modello energetico superato.
Secondo l’associazione ambientalista, che sabato parteciperà a una manifestazione cittadina, la nave rigassificatrice non è necessaria per il fabbisogno nazionale. Una posizione forte, supportata da dati che mettono in discussione la narrativa della “perenne emergenza” che ha giustificato le infrastrutture emergenziali negli ultimi anni.
Il paradosso delle infrastrutture: servono davvero?
Il cuore della critica del WWF risiede in un’analisi dei numeri del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Il problema dell’Italia nel 2022 non era la mancanza di rigassificatori — le navi attuali sono entrate in funzione anni dopo il picco della crisi — ma la dipendenza strutturale dal gas e la volatilità dei prezzi causata dalla guerra.
I dati ufficiali mostrano un trend inequivocabile:
- 2021: L’Italia consumava 76,4 miliardi di metri cubi di gas naturale.
- 2025: I consumi sono scesi a 63,1 miliardi di metri cubi.
Questa contrazione della domanda, secondo il WWF, rende le infrastrutture esistenti (tubi e rigassificatori pre-2022) già ampiamente sufficienti, se non ridondanti. Proseguire con gli investimenti sul gas liquido a Piombino significherebbe, nel medio termine, ritrovarsi con “cattedrali nel deserto”: infrastrutture sottoutilizzate i cui costi di mantenimento finirebbero inevitabilmente nelle bollette dei cittadini, già tartassati dai rincari record.
Il fattore climatico: il metano e l’effetto serra
Oltre alle ragioni economiche, il WWF solleva una questione scientifica spesso sottovalutata nel dibattito pubblico: la pericolosità del gas naturale come fonte climalterante. Nonostante venga spesso presentato come “combustibile di transizione”, il metano che compone il gas naturale ha un potere riscaldante fino a 83 volte superiore a quello della CO2 su un arco di vent’anni.
“Il gas naturale non può essere considerato a basse emissioni”, denuncia l’associazione. Ogni metro cubo di gas bruciato rilascia circa 2,75 kg di CO2. In un’ottica di decarbonizzazione necessaria per rispettare i target europei del Fit for 55 e del REPowerEU, l’Italia dovrebbe puntare a consumare meno di 50 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030. In questo scenario, aggiungere nuovi punti di ingresso per il gas fossile appare come una mossa in controtendenza con gli impegni internazionali sul clima.
Sicurezza e salute: il territorio di Piombino
L’opposizione del WWF non è solo globale, ma locale. La presenza di una nave rigassificatrice all’interno di un porto commerciale come quello di Piombino comporta rischi intrinseci per la sicurezza e la salute della comunità locale che non possono essere ignorati. La mancata ottemperanza di SNAM agli impegni presi con la Regione Toscana è vista come un segnale di allerta: la proroga dell’AIA rappresenterebbe un via libera a una situazione di rischio che il territorio non è più disposto ad accettare.
Il timore è che Piombino diventi un “sacrificio energetico” permanente in nome di una sicurezza nazionale che, stando ai report della Presidenza del Consiglio già dal 2021, sarebbe garantita anche senza le importazioni russe, grazie alla flessibilità del sistema italiano.
Le “Energie per la Pace”: l’alternativa delle rinnovabili
La soluzione proposta dal WWF è un cambio di paradigma totale. Se la crisi iraniana del 2026 ci insegna che le fonti fossili creano dipendenza politica e vulnerabilità economica, le rinnovabili (eolico e fotovoltaico) sono definite “energie per la pace”.
Investire in sistemi di accumulo performanti, interconnessioni e implementazione della rete elettrica è l’unico modo per ottenere una reale sovranità energetica. Invece di spendere miliardi in rigassificatori e nuove rotte per il gas, il Paese dovrebbe accelerare sulla transizione elettrica. Solo così si eviterebbe di trasferire semplicemente la dipendenza da un fornitore (Russia) a un altro (Qatar o USA), mantenendo intatto il problema di fondo: l’instabilità di una risorsa che sta distruggendo il clima.
Una scelta di campo
La battaglia di Piombino è lo specchio di una scelta più grande che l’Italia deve compiere. Vogliamo continuare a investire nel passato, con il rischio di subire nuovi lockdown energetici legati alle crisi geopolitiche, o vogliamo abbracciare una trasformazione che parta dall’efficienza e dalle fonti pulite?
Il WWF di Piombino, unendosi alla manifestazione di sabato, chiede un atto di coraggio politico: non prorogare l’autorizzazione per il rigassificatore e iniziare seriamente a pianificare l’uscita dall’era del gas. Perché la vera sicurezza non viaggia su una nave cisterna, ma passa per l’autonomia energetica sostenibile.
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