Entro il 2030 metà della popolazione mondiale sarà esposta al caldo estremo
Se le politiche attuali di riduzione delle emissioni di gas serra non verranno rafforzate, l’umanità andrà incontro a gravi conseguenze legate al riscaldamento globale. A lanciare l’allarme sono i ricercatori dell’Università di Oxford, autori di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Sustainability.
Secondo l’analisi, l’aumento di 2 gradi centigradi rispetto all’era preindustriale appare ormai inevitabile con le strategie in atto. Ancora più preoccupante è il fatto che gli effetti più gravi si manifesteranno già al superamento stabile della soglia di 1,5 °C, evento che potrebbe verificarsi entro il 2030.
Caldo estremo
Lo studio evidenzia che, con un aumento globale di 2 gradi, circa la metà della popolazione mondiale sarà esposta a livelli di calore estremo. Già nel 2010, 1,54 miliardi di persone sono state colpite da temperature pericolosamente elevate, ma la situazione è rapidamente peggiorata negli anni successivi.
Secondo le proiezioni dei ricercatori, entro pochi decenni fino al 41% della popolazione globale potrebbe vivere giornate di caldo estremo, con gravi ripercussioni sulla salute, sulla produttività e sulla qualità della vita.
I paesi più colpiti
L’aumento più significativo delle temperature estreme è atteso in paesi come Repubblica Centrafricana, Nigeria, Sud Sudan, Laos e Brasile. Tuttavia, le popolazioni numericamente più colpite saranno quelle di India, Nigeria, Indonesia, Bangladesh, Pakistan e Filippine, a causa dell’elevata densità abitativa.
In queste aree, l’esposizione prolungata al caldo estremo potrebbe aggravare problemi già esistenti, come l’accesso all’acqua, la sicurezza alimentare e la stabilità socioeconomica.
Anche i paesi freddi subiranno impatti significativi
Lo studio sottolinea che nemmeno le regioni con climi tradizionalmente più freddi saranno risparmiate. Anzi, in questi paesi il cambiamento relativo nei giorni di caldo sarà particolarmente marcato.
Rispetto al periodo 2006-2016, un riscaldamento globale di 2 °C porterebbe a un raddoppio dei giorni di caldo in Austria e Canada, a un aumento del 150% nel Regno Unito, in Svezia e in Finlandia, del 200% in Norvegia e del 230% in Irlanda. Poiché edifici e infrastrutture in queste aree sono progettati per resistere al freddo, anche aumenti moderati delle temperature potrebbero avere effetti sproporzionatamente gravi.
Il ruolo cruciale del settore edilizio e dell’adattamento
Secondo Jesus Lizana, professore associato di Ingegneria a Oxford e autore principale dello studio, la maggior parte dei cambiamenti nella domanda di raffreddamento e riscaldamento avverrà prima di raggiungere la soglia di 1,5 °C. Questo rende indispensabile l’adozione tempestiva di misure di adattamento significative.
Molte abitazioni, spiegano i ricercatori, potrebbero dover installare impianti di climatizzazione già nei prossimi cinque anni. Tuttavia, le temperature continueranno a salire se il riscaldamento globale raggiungerà i 2 gradi. Per centrare l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050 sarà quindi necessario decarbonizzare il settore edilizio e sviluppare strategie di adattamento più efficaci e resilienti.
Campanello d’allarme per politica e società
Secondo Radhika Khosla, professoressa associata alla Smith School of Enterprise and the Environment e responsabile del programma Oxford Martin Future of Cooling, i risultati dello studio rappresentano un chiaro campanello d’allarme.
Il superamento dell’obiettivo di 1,5 °C avrà effetti senza precedenti su ambiti fondamentali come istruzione, salute, migrazione e agricoltura. Lo sviluppo sostenibile a zero emissioni nette resta l’unica strada consolidata per invertire la tendenza verso un futuro caratterizzato da giornate sempre più calde. Per questo, concludono i ricercatori, è fondamentale che i decisori politici tornino ad assumere un ruolo attivo e incisivo nella lotta al cambiamento climatico.
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