ONU: la dipendenza dai combustibili fossili mette a rischio il futuro dell’Europa
La dipendenza energetica dai combustibili fossili rappresenta una minaccia crescente per la sicurezza economica e politica dell’Europa. È questo il messaggio lanciato dal segretario esecutivo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, Simon Stiell, durante il Vertice sulla Crescita Verde in programma oggi a Bruxelles.
Secondo Stiell, la forte dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas espone le economie europee a shock geopolitici, volatilità dei prezzi e tensioni internazionali. Nel solo 2024, ha ricordato, l’Europa ha speso oltre 420 miliardi di euro per importare combustibili fossili.
Questa situazione rende economie nazionali, famiglie e imprese vulnerabili alle crisi energetiche globali e alle dinamiche politiche di un mondo sempre più instabile.
Guerre e crisi energetiche fanno salire i prezzi
Le recenti tensioni internazionali dimostrano quanto il sistema energetico basato sui combustibili fossili sia fragile. I conflitti geopolitici hanno infatti un impatto diretto sui prezzi dell’energia e sull’inflazione.
Secondo Stiell, la guerra in Medio Oriente ha già provocato un aumento dei prezzi del petrolio e del gas, proprio come era accaduto in precedenza con il conflitto in Ucraina. Questi shock energetici non colpiscono solo l’Europa, ma si ripercuotono in tutto il mondo.
Le conseguenze si fanno sentire anche nei Paesi più vulnerabili. In alcune nazioni sono state adottate misure straordinarie per affrontare la crisi energetica, come la chiusura anticipata delle università in Bangladesh o la riduzione dell’orario di lavoro nel settore pubblico nelle Filippine.
La falsa soluzione di rallentare la transizione energetica
Di fronte alla crisi energetica globale, alcune posizioni politiche e industriali sostengono la necessità di rallentare la transizione verso le energie rinnovabili e di continuare a puntare sui combustibili fossili.
Per Stiell si tratta di una strategia sbagliata. Secondo il responsabile ONU per il clima, continuare a investire sui combustibili fossili significa perpetuare un sistema energetico instabile e vulnerabile.
Le crisi legate al petrolio e al gas, ha sottolineato, sono destinate a ripetersi in un contesto geopolitico sempre più complesso, caratterizzato da tensioni commerciali e politiche aggressive.
I disastri climatici
Oltre ai rischi energetici, Stiell ha ricordato che il cambiamento climatico sta già producendo costi economici enormi. Gli eventi climatici estremi stanno causando danni sempre più frequenti e costosi in molte regioni del mondo.
In Europa, solo la scorsa estate, gli eventi climatici estremi hanno provocato perdite economiche stimate in circa 43 miliardi di euro. Una cifra che rappresenta una valutazione prudente e che potrebbe crescere nei prossimi anni con l’intensificarsi dei fenomeni meteorologici estremi.
Secondo il segretario dell’ONU per il clima, continuare a sostenere i combustibili fossili con ingenti sussidi pubblici significa aggravare sia la crisi climatica sia i costi economici associati.
Le energie rinnovabili come risposta alla crisi energetica
Per Stiell, la soluzione alla crisi energetica e climatica passa da un’accelerazione della transizione verso le energie rinnovabili. Fonti come il sole e il vento, ha spiegato, non dipendono da rotte commerciali vulnerabili o da equilibri geopolitici instabili.
Le energie rinnovabili consentono ai Paesi di ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, rafforzare la sicurezza energetica e stabilizzare i costi dell’energia per famiglie e imprese.
Inoltre, la transizione energetica può generare nuovi posti di lavoro, migliorare la qualità dell’aria e contribuire a ridurre il costo della vita.
Un’opportunità economica per l’Unione Europea
Secondo Stiell, raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti dall’Unione Europea per il 2040 potrebbe rafforzare la crescita economica del continente. Le stime indicano che una forte azione climatica potrebbe aumentare il prodotto economico europeo di circa il 2 per cento, generando centinaia di miliardi di euro ogni anno.
Il contesto globale offre inoltre nuove opportunità di investimento. In un periodo di instabilità internazionale, molti capitali sono alla ricerca di mercati stabili e strategie di crescita sostenibili.
In questo scenario, l’Europa potrebbe consolidare il proprio ruolo di leader globale nella transizione energetica e nell’innovazione tecnologica legata alle energie pulite.
Il ruolo delle imprese e delle politiche europee
Stiell ha sottolineato anche il ruolo centrale delle imprese europee nello sviluppo delle tecnologie pulite. Molte aziende del continente sono già all’avanguardia nei settori dell’acciaio verde, del trasporto marittimo sostenibile, dell’energia eolica e dei sistemi di accumulo energetico.
Allo stesso tempo, strumenti politici come il sistema europeo di scambio delle quote di emissione stanno contribuendo a stimolare investimenti e innovazione.
Per rafforzare questi progressi, secondo il responsabile ONU è necessario modernizzare le reti elettriche, migliorare i collegamenti energetici tra Paesi europei e sostenere politiche climatiche ambiziose e coerenti con gli impegni internazionali.
La cooperazione internazionale nella lotta alla crisi climatica
Infine, Stiell ha ribadito l’importanza della cooperazione internazionale per affrontare la crisi climatica. Accordi globali come l’Accordo di Parigi hanno già contribuito a ridurre significativamente l’aumento previsto della temperatura globale e a stimolare la crescita delle energie pulite.
Le conferenze sul clima delle Nazioni Unite rappresentano un momento fondamentale per rafforzare la collaborazione tra governi, imprese e investitori e trasformare gli impegni climatici in azioni concrete.
Secondo Stiell, una cooperazione climatica più forte può contribuire a costruire economie più stabili, catene di approvvigionamento più resilienti e partnership internazionali capaci di sostenere lo sviluppo sostenibile nei prossimi decenni.
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