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La Bassa Lombarda non esce dalla cappa di smog

La Bassa Lombarda non esce dalla cappa di smog

Anche quando gran parte della Lombardia torna a respirare, la Bassa Pianura resta intrappolata in una persistente cappa di smog. A certificarlo sono i dati delle stazioni di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico di ARPA Lombardia, che mostrano livelli allarmanti di polveri sottili, in particolare PM2.5, in un’area caratterizzata da un’altissima concentrazione di allevamenti intensivi.

La Bassa Lombarda non esce dalla cappa di smog

Secondo Legambiente Lombardia, le mappe dell’inquinamento atmosferico coincidono in modo impressionante con quelle della densità di animali allevati. Da Soresina, in provincia di Cremona, fino a Schivenoglia, nel Mantovano, passando per le città di Cremona e Mantova, i livelli di PM2.5 restano da allarme rosso anche nelle giornate in cui nel centro di Milano i valori rientrano nei limiti.

Dall’inizio dell’anno, la Bassa Pianura non ha mai registrato giornate di aria realmente pulita, a conferma di una criticità strutturale che va oltre le condizioni meteorologiche.

Il ruolo degli allevamenti intensivi e dell’ammoniaca

Una delle principali cause di questo inquinamento persistente è la grande concentrazione di allevamenti zootecnici e di liquami. Gli allevamenti rappresentano infatti la principale fonte emissiva di ammoniaca, una sostanza che, reagendo con gli ossidi di azoto e altri inquinanti prodotti dal traffico e dagli impianti di riscaldamento, si trasforma in particolato fine.

Durante i lunghi mesi invernali, questi inquinanti ristagnano nell’aria, aggravando l’impatto sulla salute dei cittadini, che secondo Legambiente risultano sostanzialmente indifesi rispetto a questa fonte di emissioni.

Mega-allevamenti in crescita

Nonostante la situazione ambientale critica, il numero di grandi e grandissimi allevamenti continua ad aumentare, spesso a discapito delle aziende familiari di piccole dimensioni. In alcuni comuni, come Gonzaga in provincia di Mantova, le amministrazioni locali hanno tentato di introdurre regolamenti per limitare l’insediamento di nuovi allevamenti intensivi.

Questi tentativi si scontrano però con l’assenza di una normativa nazionale o regionale chiara, rendendo estremamente complesso il lavoro dei sindaci nella tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

La sentenza del Consiglio di Stato

Nei giorni scorsi, una sentenza del Consiglio di Stato ha accolto l’istanza sospensiva presentata da un’azienda contro la moratoria comunale sui nuovi allevamenti intensivi a Gonzaga. Il comune è noto per la presenza di allevamenti di vitelli a carni bianche, una forma di zootecnia caratterizzata da impatti ambientali e criticità sul benessere animale particolarmente rilevanti.

Tra i problemi segnalati figurano la stabulazione in recinti individuali, considerati dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare come strutture che limitano fortemente i movimenti e le interazioni sociali, e le restrizioni alimentari imposte ai vitelli.

Un carico ambientale insostenibile

Nel solo comune di Gonzaga risultano allevati quasi 60.000 animali, tra cui 26.000 suini da ingrasso, 19.000 vitelli a carni bianche e 11.000 bovini da latte. Rapportando questi numeri alla popolazione residente, pari a circa 8.500 abitanti, il peso vivo degli animali allevati corrisponde a quasi 1.500 chili per abitante, bambini compresi.

Un carico ambientale giudicato insostenibile, che secondo Legambiente e le altre associazioni giustifica pienamente l’iniziativa dell’amministrazione comunale di tentare di governare una situazione di grave sovraccarico sanitario e ambientale.

La richiesta di nuove regole

Secondo le associazioni Terra!, Essere Animali e Legambiente Lombardia, nel sistema normativo italiano mancano ancora riferimenti chiari che fissino limiti alla crescita del numero di animali negli allevamenti intensivi. Una lacuna che rende difficile per gli enti locali intervenire in contesti ad altissima densità zootecnica come la Bassa Lombarda.

Le associazioni chiedono con urgenza l’introduzione di norme esplicite a livello nazionale e regionale. Esiste già una proposta di legge sostenuta da parlamentari di diversi schieramenti, ma secondo gli ambientalisti la Lombardia, che ospita circa un terzo del patrimonio zootecnico nazionale, dovrebbe assumere un ruolo guida nel porre un freno all’espansione dei mega-allevamenti.

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