Lombardia, smog record: Lodi e Cremona in cima alla classifica PM10
Il 2026 si apre con dati allarmanti sull’inquinamento da polveri sottili (PM10) in Lombardia. Le centraline di ARPA segnalano valori in deciso peggioramento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con fattori meteorologici eccessivamente sfavorevoli che contribuiscono, ma senza annullare il peso delle emissioni da traffico, allevamenti intensivi e combustione di biomasse legnose.
A Milano, la centralina di Viale Marche ha registrato già 39 giornate di superamento della soglia di esposizione acuta, collocando il capoluogo lombardo tra le città “fuori legge” secondo i parametri europei.

Lodi e Cremona ai vertici dello smog
Nonostante Milano mostri valori elevati di PM10, Lodi si conferma al primo posto tra i capoluoghi lombardi più inquinati, seguita da Monza e Cremona. Le città della Bassa lombarda risentono in maniera marcata delle emissioni da allevamenti intensivi: la regione è tra quelle con il maggior carico di animali in Europa.
Anche Mantova e Soresina confermano dati preoccupanti, con concentrazioni di polveri sottili ben oltre i limiti consentiti, indicando come il comparto zootecnico sia un fattore determinante per la qualità dell’aria.

Traffico e industria aggravano l’inquinamento in Brianza
Monza, al secondo posto, risente della vicinanza alla metropoli milanese, con traffico intenso, industrie e caldaie residenziali. La situazione più critica si osserva a Meda, nota per il settore legno-arredo, dove le centraline hanno registrato 41 giorni di superamento dei limiti di PM10 e una media di 49,2 microgrammi/m³, superiore alla soglia europea di 40, destinata a ridursi a 20 con la nuova direttiva UE.
Le analisi di ARPA indicano concentrazioni rilevanti di idrocarburi aromatici policiclici, come il benzo(a)pirene, e di metalli tra cui zinco e titanio, collegabili alla combustione di legna trattata, anche proveniente dai mobilifici locali.
I distretti produttivi tra le principali fonti di inquinamento
Oltre al traffico, la Lombardia registra aree fortemente impattate da attività industriali specifiche. Oltre ai distretti zootecnici e del legno-arredo, anche i distretti del marmo dei colli bresciani contribuiscono alle emissioni inquinanti.
Secondo Legambiente Lombardia, servono interventi mirati di risanamento e, nel caso degli allevamenti intensivi, una riduzione del carico zootecnico, per migliorare la qualità dell’aria e tutelare la salute dei cittadini.
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