Italia lontana dagli obiettivi ONU: lo spreco alimentare resta un’emergenza
Lo spreco alimentare rappresenta una delle forme più silenziose di perdita di biodiversità. Ogni volta che cibo viene gettato, consumiamo risorse naturali senza trarne nutrimento. In occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, il WWF Italia sottolinea come il cibo sprecato non sia solo un’ingiustizia sociale, ma anche un grave danno per l’ambiente. Milioni di persone soffrono la fame mentre enormi quantità di alimenti vengono perse ogni anno, con conseguenze dirette sul clima, sulla biodiversità e sulle risorse naturali del Pianeta.
L’impatto ambientale del cibo gettato
Ogni alimento sprecato comporta la trasformazione di habitat, la pressione su specie selvatiche e l’utilizzo inutile di fertilizzanti, pesticidi ed energia. Trattori, camion, macchinari di trasformazione e frigoriferi consumano energia senza produrre reale beneficio sociale. Lo spreco alimentare costringe a coltivare, allevare e pescare più di quanto sia realmente necessario, superando i limiti ecologici del Pianeta e aggravando la crisi climatica.
Lo spreco alimentare nel mondo
A livello globale, circa un miliardo di tonnellate di cibo vengono sprecate ogni anno. Contemporaneamente, 673 milioni di persone soffrono la fame e oltre due miliardi vivono in condizioni di insicurezza alimentare. Lo spreco di cibo utilizza circa il 30% dei terreni agricoli, 250 chilometri cubi di acqua dolce e produce oltre tre miliardi di tonnellate di CO₂. Questi dati mostrano come la perdita di alimenti contribuisca al sovrasfruttamento delle risorse naturali e alla perdita di biodiversità.
La situazione in Europa
In Europa, lo spreco alimentare è responsabile di circa il 16% degli impatti ambientali complessivi del sistema alimentare. Incide significativamente sull’uso di acqua, sul consumo di suolo, sull’alterazione degli ecosistemi marini e sulle emissioni di CO₂. Se fosse un Paese, lo spreco alimentare sarebbe il quinto maggiore emettitore di gas serra dell’Unione Europea. La maggior parte del cibo sprecato in Europa deriva dalla fase di consumo finale, cioè dalle abitazioni e dalla ristorazione, e genera la maggior parte degli impatti ambientali legati allo spreco.
Spreco alimentare e insicurezza alimentare in Italia
In Italia, ogni settimana si gettano più di mezzo chilo di cibo a persona. Nonostante un leggero miglioramento rispetto al 2024, con una riduzione dello spreco medio settimanale da 617 grammi a 554 grammi, il Paese è ancora lontano dagli obiettivi dell’Agenda ONU 2030. Ogni anno si sprecano oltre cinque milioni di tonnellate di cibo, equivalenti a 7,3 miliardi di euro di sprechi domestici. Mentre sprechiamo risorse alimentari ed economiche, l’insicurezza alimentare cresce: nel 2025 l’indice FIES ha raggiunto il 14%, con un aumento significativo rispetto all’anno precedente. Le famiglie del Sud e del Centro sono le più colpite, evidenziando la contraddizione tra abbondanza di cibo e reale accesso a un’alimentazione sana.
Generazioni e cambiamento culturale
Oggi sono soprattutto i boomers a guidare la riduzione dello spreco in Italia, mentre le nuove generazioni hanno l’opportunità di diffondere consapevolezza e buone pratiche grazie alla familiarità con le nuove tecnologie e agli strumenti digitali. Azioni come portare a casa gli avanzi, porzionare e conservare correttamente il cibo e prestare attenzione all’impatto ambientale delle scelte alimentari sono esempi di come la cultura dello spreco possa cambiare e contribuire alla sostenibilità globale.
Proteggere ambiente e società
Secondo il WWF Italia, ridurre lo spreco alimentare significa risparmiare risorse economiche, proteggere gli ecosistemi e sostenere l’economia circolare. Piccoli gesti quotidiani, come interpretare correttamente le date di scadenza, pianificare gli acquisti secondo il fabbisogno, preparare porzioni adeguate, privilegiare prodotti freschi e di stagione e sostenere filiere locali e biologiche, possono fare una grande differenza. Ogni scelta consapevole contribuisce a ridurre la pressione sugli habitat naturali, a proteggere la biodiversità e a garantire un accesso più equo a un’alimentazione sana.
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