Ciclone Harry, stato di emergenza per Sicilia, Sardegna e Calabria: 100 milioni dal Governo
Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha deliberato ieri pomeriggio la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per Sicilia, Sardegna e Calabria, duramente colpite dal violento ciclone Harry degli ultimi giorni. La misura consente di attivare strumenti straordinari per affrontare l’emergenza e sostenere i territori colpiti.
Per i primi interventi urgenti il Governo ha stanziato complessivamente 100 milioni di euro, risorse che saranno attinte dal Fondo per le emergenze nazionali. Secondo quanto dichiarato dalla premier Giorgia Meloni, lo Stato intende garantire un supporto concreto e tempestivo alle comunità coinvolte, affidando alle Regioni un ruolo centrale nella gestione della fase emergenziale.
Durata dello stato di emergenza e poteri straordinari
Come spiegato dal ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, lo stato di emergenza può avere una durata massima di 12 mesi, con possibilità di proroga per ulteriori 12 mesi, come previsto dal Codice della Protezione civile. Le risorse stanziate serviranno a coprire i primissimi interventi indicati dall’articolo 25 del Codice, tra cui il soccorso alla popolazione, la messa in sicurezza dei territori e il ripristino dei servizi essenziali.
I presidenti di Sicilia, Sardegna e Calabria sono stati nominati commissari straordinari e avranno ampi poteri di deroga per accelerare le operazioni di intervento e di ricostruzione.
La stima dei danni e i prossimi provvedimenti
La prima stima dei danni, fornita dai presidenti delle tre Regioni, ammonta a circa un miliardo e 241 milioni di euro. Una cifra che, secondo il ministro Musumeci, potrebbe subire variazioni una volta completata la ricognizione dettagliata degli effetti del maltempo.
Nei prossimi giorni il Governo adotterà un nuovo provvedimento interministeriale per consentire il ripristino e la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate. L’avvio della fase operativa sarà subordinato alla conclusione della mappatura dei danni da parte delle Regioni interessate.
Le critiche di Legambiente e il nodo della prevenzione
Accanto alla gestione dell’emergenza, si riaccende il dibattito sulla prevenzione e sull’adattamento ai cambiamenti climatici. Legambiente, attraverso le parole del presidente nazionale Stefano Ciafani, critica l’approccio emergenziale adottato dal Governo e denuncia il mancato avanzamento del Piano nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici, PNACC.
Secondo l’associazione ambientalista, il piano è fermo da tre anni e privo delle risorse economiche necessarie per la sua attuazione. Tra le richieste rivolte all’Esecutivo figurano l’approvazione della legge contro il consumo di suolo, il recupero della permeabilità del terreno e l’adozione di sistemi di drenaggio sostenibile in grado di ridurre l’impatto degli eventi meteo estremi.
Eventi meteo estremi in aumento in Italia
I dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente mostrano un quadro preoccupante. Nel 2025 in Italia sono stati registrati 376 eventi meteo estremi, con un aumento del 5,9 per cento rispetto al 2024. La Sicilia risulta tra le regioni più colpite, con 45 eventi, seconda solo alla Lombardia.
Secondo uno studio dell’Università di Mannheim, i danni causati da ondate di calore, siccità e alluvioni sono destinati a crescere nei prossimi anni. Se nel 2025 ammontavano a 11,9 miliardi di euro, potrebbero raggiungere i 34,2 miliardi entro il 2029.
Dissesto idrogeologico
Sul fronte della prevenzione del dissesto idrogeologico, dal 1999 al 2024 in Italia sono stati spesi circa 20,5 miliardi di euro per oltre 25.900 interventi. Tuttavia, solo il 35,7 per cento dei lavori previsti è stato completato.
Nonostante gli investimenti, il rischio idrogeologico continua ad aumentare e oggi interessa il 94 per cento dei comuni italiani. Un dato che evidenzia la necessità di affiancare alla gestione delle emergenze una strategia strutturale e di lungo periodo per la prevenzione e l’adattamento climatico.
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