Ecogiustizia Subito, flashmob a Cagliari per il risanamento del Sulcis
Oltre 500 chilometri quadrati di miniere dismesse, agglomerati industriali e impianti metallurgici e petrolchimici compongono il SIN Sulcis Iglesiente Guspinese, uno dei più estesi Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche in Italia. A più di trent’anni dal riconoscimento dell’area contaminata e a oltre vent’anni dalla perimetrazione ufficiale del 2003, la situazione resta critica: meno dell’1% della falda e delle aree a terra è stato effettivamente bonificato.
Il territorio, che comprende quattro comuni dell’area metropolitana di Cagliari e 21 del Sud Sardegna, continua a subire le conseguenze dell’inquinamento e della deindustrializzazione, con ricadute su occupazione, giovani generazioni ed equilibrio demografico.
Bonifiche in ritardo e fondi a rischio nel SIN sardo
Dalla perimetrazione del SIN, meno del 5% delle superfici terrestri e meno del 7% della falda dispongono di un progetto di bonifica approvato. Le contaminazioni da metalli pesanti, idrocarburi e composti organici clorurati interessano aree minerarie dismesse, l’agglomerato di Portovesme, Macchiareddu, il polo petrolchimico di Sarroch e le aree industriali di San Gavino Monreale e Villacidro.
Secondo il Rapporto SENTIERI dell’Istituto Superiore di Sanità, gli impatti sanitari più rilevanti riguardano l’apparato respiratorio, in coerenza con le pressioni ambientali presenti.
Nel tempo sono stati stanziati fondi attraverso accordi di programma e, più recentemente, tramite il Just Transition Fund, che destina al Sulcis centinaia di milioni di euro. Tuttavia, la tempistica è stringente: per molti interventi almeno il 70% delle risorse deve essere impegnato o speso entro il 2026, altrimenti si rischia il disimpegno dei fondi.
La mobilitazione “Ecogiustizia Subito” a Cagliari
In questo contesto si inserisce la campagna “Ecogiustizia Subito – In nome del popolo inquinato”, promossa da ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera.
A Cagliari le associazioni hanno organizzato un flashmob davanti alla sede del Consiglio regionale per chiedere interventi immediati nel SIN sardo. Una lunga fila di partecipanti e lo striscione “Qui in attesa di Ecogiustizia” hanno simboleggiato i decenni di attesa e i risultati ancora insufficienti.
La giornata è proseguita con una visita a Campo Pisano e alla valle del Rio San Giorgio, a sostegno del progetto del Comune di Iglesias finanziato con il Just Transition Fund, che prevede la rimozione di circa un milione di metri cubi di rifiuti derivanti dall’attività estrattiva. Nel pomeriggio, un’assemblea pubblica a Iglesias si è conclusa con la firma del Patto di Comunità.
Le proposte: bonifiche, trasparenza e Green industrial Deal
Le associazioni chiedono di partire dalle bonifiche per rilanciare l’economia e l’occupazione, applicando in modo rigoroso il principio chi inquina paga e utilizzando integralmente le risorse disponibili. Le aree risanate dovrebbero essere destinate ad attività sociali, culturali e imprenditoriali ad alto valore ambientale, in collaborazione con il Terzo Settore.
Tra le priorità indicate figurano:
accelerare la messa in sicurezza di suoli e falde nelle aree più critiche come Portovesme, Macchiareddu e la discarica dell’ex miniera di Genna Luas;
avviare i progetti già approvati a Iglesias, Domusnovas e Montevecchio Ponente e approvare rapidamente quelli di San Giovanni Suergiu e Villamassargia;
garantire monitoraggio continuo su ambiente e salute, con piena trasparenza dei dati ambientali e sanitari;
rafforzare il ruolo del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna come infrastruttura culturale e leva di sviluppo sostenibile;
promuovere un Green industrial Deal territoriale fondato su energie rinnovabili, innovazione tecnologica e nuova occupazione.
Inquinamento, processi giudiziari e promesse mancate
La storia del SIN Sulcis Iglesiente Guspinese è segnata anche da vicende giudiziarie e promesse non mantenute. Nel 2023 si è concluso con l’assoluzione il processo ai vertici di Eurallumina, con il dissequestro del bacino dei fanghi rossi, mentre resta aperta la questione dei 30 milioni di tonnellate di residui industriali e delle contaminazioni da cadmio, manganese e mercurio nelle falde.
A Portoscuso nel 2014 è stata vietata la vendita di prodotti ortofrutticoli coltivati localmente. A Macchiareddu, dopo il patteggiamento dei dirigenti Fluorsid, diverse bonifiche non sono ancora partite e nel 2025 la procura di Cagliari ha avviato una nuova indagine.
Le prossime tappe della campagna nazionale
Dopo le tappe di Piombino, Basilicata e Sardegna, la campagna proseguirà in Umbria, nel Lazio e in Friuli-Venezia Giulia, in territori anch’essi segnati dalla presenza di SIN.
L’obiettivo dichiarato è affermare il diritto alla salute, tempi certi per le bonifiche e una transizione ecologica capace di coniugare risanamento ambientale, innovazione industriale e giustizia sociale. Nel Sulcis Iglesiente Guspinese, la sfida resta trasformare un’eredità di inquinamento in un progetto concreto di futuro sostenibile.
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