Tempesta di Valencia 2024, studio rivela il ruolo del cambiamento climatico
Il disastro meteorologico che nell’ottobre 2024 ha devastato la regione di Valencia, in Spagna, non è stato solo un evento eccezionale, ma una manifestazione diretta dei cambiamenti climatici sulle tempeste. Una nuova ricerca pubblicata su Nature Communications ha utilizzato modelli ad altissima risoluzione per quantificare il contributo del riscaldamento globale all’intensità e all’estensione dell’evento, evidenziando la necessità di ripensare le strategie di adattamento urbano di fronte a un clima sempre più instabile.
La metodologia Pseudo-Global Warming
Per distinguere la variabilità naturale del clima dagli effetti del cambiamento climatico, i ricercatori guidati da Carlos Calvo-Sancho dell’Università di Valladolid hanno impiegato la metodologia Pseudo-Global Warming (PGW). Questo approccio consente di simulare la stessa tempesta in due scenari: il mondo reale del 2024 e un mondo controfattuale con condizioni climatiche pre-industriali. La simulazione, con griglie di calcolo di un chilometro, ha permesso di analizzare non solo la quantità di pioggia ma anche i processi fisici interni alla tempesta, come la formazione delle nuvole e la forza delle correnti ascendenti.
I risultati mostrano che l’intensità della pioggia oraria è aumentata del 20% per ogni grado di riscaldamento globale, un valore superiore alla teoria di Clausius-Clapeyron, secondo cui l’atmosfera trattiene circa il 7% in più di umidità per grado di temperatura. Nell’evento di Valencia, la pioggia su sei ore è cresciuta del 21% e il volume totale d’acqua nel bacino del fiume Júcar del 19% rispetto allo scenario pre-industriale.
Il ruolo del Mediterraneo e dell’Atlantico settentrionale
Il motore principale di questa amplificazione è stato l’aumento delle temperature superficiali del Mar Mediterraneo e dell’Atlantico settentrionale, che nell’estate 2024 hanno raggiunto livelli record. L’energia potenziale convettiva disponibile, misurata dal parametro MUCAPE, è aumentata del 22,2%, fornendo alla tempesta una spinta verso l’alto più vigorosa. Il caldo e l’umidità hanno trasformato una normale perturbazione autunnale in un sistema convettivo quasi stazionario e devastante.
Oltre alla maggiore violenza locale, il cambiamento climatico ha ampliato l’area colpita dalle piogge estreme. Le zone con accumuli superiori a 180 mm sono aumentate del 55,4% rispetto allo scenario pre-industriale, saturando più bacini idrografici e causando inondazioni improvvise simultanee.
Cambiamenti microscopici nelle nubi
Lo studio ha evidenziato anche modifiche microscopiche all’interno delle nubi. L’atmosfera più calda ha incrementato l’altezza dello strato di “nube calda”, rendendo la formazione delle gocce di pioggia più efficiente. La maggiore energia ha favorito una concentrazione di graupel superiore del 32,4%, il cui scioglimento ha contribuito a tassi di precipitazione eccezionali. Questi processi dimostrano come il riscaldamento globale renda le tempeste macchine atmosferiche più efficienti nello scaricare acqua al suolo.
Implicazioni per la pianificazione urbana Le conclusioni della ricerca indicano che gli scenari futuri dei modelli climatici sono già realtà. L’evento di Valencia evidenzia la vulnerabilità delle regioni mediterranee e la necessità di infrastrutture urbane capaci di gestire volumi d’acqua estremi in tempi ridotti. Lo studio esorta a strategie di adattamento immediate, includendo pianificazione urbana resiliente, sistemi di allerta precoce più precisi e maggiore consapevolezza pubblica dei rischi. In un mondo dove gli estremi diventano sempre più frequenti, comprendere la fisica delle tempeste è fondamentale per proteggere vite e comunità.
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