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Inondazioni e venti estremi: come il cambiamento climatico influenza le tempeste del Mediterraneo

Inondazioni e venti estremi: come il cambiamento climatico influenza le tempeste del Mediterraneo

Dallo scorso mese di gennaio il Mediterraneo occidentale è stato interessato da una serie di nove tempeste che hanno colpito duramente Spagna, Portogallo e Marocco. Gli eventi hanno provocato inondazioni diffuse e gravi danni alle infrastrutture, costringendo migliaia di persone all’evacuazione e mettendo a dura prova la capacità di risposta dei governi. In Spagna, le piogge torrenziali e i venti estremi hanno interessato 115.000 persone in 19 villaggi della Sierra de Cádiz, con oltre 12.400 evacuazioni. Per far fronte ai danni, il governo centrale ha stanziato più di 7 miliardi di euro, integrati da ulteriori fondi regionali andalusi per 1,78 miliardi di euro.

Anche il Portogallo ha affrontato conseguenze severe, con sei vittime registrate durante la tempesta Kristin, venti che hanno raggiunto i 202 km/h e circa un milione di persone rimaste senza elettricità. Il governo portoghese ha risposto con un pacchetto di ricostruzione da 3,5 miliardi di euro. Nel Marocco settentrionale, le inondazioni hanno provocato 43 morti e circa 300.000 sfollati, con danni a 110.000 abitazioni, richiedendo l’implementazione di un piano di ripresa da 280 milioni di euro. Sebbene i venti abbiano contribuito ai danni, le precipitazioni intense sono state il fattore principale, aggravate da terreni già saturi nel corso della stagione invernale.

Analisi scientifica e ruolo del cambiamento climatico

Una rete internazionale di ricercatori provenienti da Spagna, Portogallo, Marocco, Paesi Bassi, Svezia, Sudafrica, Svizzera, India, Danimarca, Stati Uniti e Regno Unito ha analizzato gli eventi, concentrandosi sulle precipitazioni massime giornaliere durante il semestre ottobre-marzo in due regioni particolarmente colpite: il Portogallo settentrionale e la Spagna nordoccidentale, e il Portogallo meridionale con la Spagna sudoccidentale e il Marocco settentrionale. L’obiettivo era comprendere la probabilità e l’intensità delle piogge estreme e verificare se il cambiamento climatico indotto dall’uomo avesse influito sugli eventi.

Gli studi hanno evidenziato che, nonostante le allerte tempestive e le evacuazioni abbiano limitato il bilancio delle vittime, le aree urbane densamente popolate e le città costiere basse hanno mostrato livelli di esposizione molto elevati. In Marocco, la vulnerabilità sociale ha amplificato l’impatto, con numerose persone residenti in insediamenti informali dove gli alloggi e le infrastrutture sono di qualità limitata. Dal punto di vista climatologico, il periodo di ritorno complessivo degli eventi estremi non appare eccezionale a livello regionale, ma localmente le precipitazioni corrispondono a eventi rari, con frequenze superiori ai 100 anni in alcune zone.

Le osservazioni storiche dal 1950 mostrano un aumento dell’intensità degli eventi piovosi, con incrementi del 36% nella regione meridionale e del 29% in quella settentrionale, a cui si aggiunge l’influenza dell’Oscillazione Nord Atlantica che amplifica le piogge nella regione meridionale. Le simulazioni dei modelli climatici confermano che parte dell’aumento è riconducibile ai cambiamenti climatici, anche se la differenza tra osservazioni e modellizzazione varia tra le due regioni. L’analisi della circolazione atmosferica del 4 febbraio 2026 ha evidenziato un dipolo di pressione nordatlantico con elevata disponibilità di umidità, condizioni che hanno reso l’atmosfera instabile e favorito venti intensi e precipitazioni eccezionali.

Risposta e strategie future

Nonostante i progressi nella gestione delle catastrofi, emerge chiaramente la necessità di rafforzare ulteriormente i sistemi di allerta precoce e di risposta a livello nazionale e locale. L’integrazione di informazioni aggiornate sui rischi con valutazioni di vulnerabilità e mappature dell’esposizione, insieme a proiezioni climatiche future, diventa fondamentale. La pianificazione territoriale, i regolamenti edilizi e le decisioni di investimento infrastrutturale devono applicare principi di riduzione del rischio. Interventi tempestivi e corretti nella risposta e nel recupero, come la valutazione dei danni, il ripristino dei servizi essenziali e la protezione sanitaria delle comunità colpite, possono contribuire a limitare gli effetti a lungo termine delle inondazioni.

Le tempeste del Mediterraneo occidentale del 2026 dimostrano come la combinazione di eventi meteorologici estremi, vulnerabilità sociale e esposizione urbana renda necessaria una maggiore resilienza climatica e una strategia di prevenzione più integrata, in grado di ridurre sia i costi umani che quelli economici.

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