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Trump contro la risoluzione ONU sul clima: pressioni su Vanuatu e scontro sui risarcimenti

Trump contro la risoluzione ONU sul clima: pressioni su Vanuatu e scontro sui risarcimenti

L’amministrazione di Donald Trump ha avviato un’azione diplomatica per bloccare una bozza di risoluzione delle Nazioni Unite che punta a rafforzare gli obblighi internazionali contro il cambiamento climatico, includendo anche possibili risarcimenti per i danni ambientali.

Secondo linee guida inviate a ambasciate e consolati statunitensi, il Dipartimento di Stato ha dichiarato di opporsi fermamente alla discussione del testo all’Assemblea generale, sostenendo che l’adozione potrebbe rappresentare una grave minaccia per l’industria americana.

In un cablogramma ottenuto dall’Associated Press, si legge che il presidente ha ribadito la propria posizione secondo cui l’ONU e molti Paesi avrebbero esagerato la portata della minaccia climatica, trasformandola nella principale emergenza globale.

Il passo indietro degli Stati Uniti sul clima

L’iniziativa si inserisce in un più ampio disimpegno degli Stati Uniti dalle politiche climatiche internazionali. L’amministrazione ha recentemente revocato una storica valutazione scientifica che costituiva la base normativa per la regolamentazione delle emissioni di gas serra.

Inoltre, Washington ha annunciato l’intenzione di ritirarsi dal trattato delle Nazioni Unite che regola i negoziati internazionali sul clima, segnando un ulteriore allontanamento dagli impegni multilaterali.

La proposta di Vanuatu e il ruolo della Corte internazionale di giustizia

La bozza di risoluzione è sponsorizzata da Vanuatu, piccolo Stato insulare del Pacifico che teme per la propria sopravvivenza a causa dell’innalzamento del livello del mare e degli eventi climatici estremi.

Il testo trae origine da un parere consultivo definito storico della Corte internazionale di giustizia, che ha stabilito come gli Stati possano violare il diritto internazionale se non adottano misure adeguate per proteggere il pianeta dai cambiamenti climatici.

Pur non essendo giuridicamente vincolante, il parere ha aperto la strada alla possibilità che le nazioni più colpite possano chiedere risarcimenti per i danni subiti.

Cosa prevede la bozza di risoluzione ONU

La proposta in discussione tra i 193 membri dell’Assemblea generale prevede:

l’adozione di un piano nazionale per limitare l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi Celsius;

l’eliminazione graduale dei sussidi ai combustibili fossili;

l’obbligo per i Paesi che non rispettano gli standard climatici di fornire un risarcimento completo e tempestivo per i danni causati;

l’istituzione di un registro internazionale dei danni per raccogliere prove e reclami.

L’obiettivo dichiarato è tradurre le indicazioni della Corte in azioni multilaterali concrete, rafforzando la cooperazione internazionale sul clima.

Le reazioni della comunità internazionale

L’ambasciatore di Vanuatu all’ONU, Odo Tevi, ha espresso la volontà di arrivare a un voto entro la fine di marzo, sottolineando che la risoluzione potrebbe rafforzare l’azione globale e la cooperazione multilaterale.

Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno espresso sostegno alla proposta. Louis Charbonneau, direttore presso le Nazioni Unite di Human Rights Watch, ha invitato i governi a rispettare l’obbligo di proteggere i diritti umani anche attraverso la tutela dell’ambiente.

Anche Amnesty International, tramite la ricercatrice Candy Ofime, ha evidenziato che la risoluzione potrebbe trasformare l’interpretazione giuridica della Corte in una tabella di marcia concreta per la responsabilità degli Stati, pur prevedendo forti resistenze politiche da parte delle economie ad alte emissioni.

Le pressioni diplomatiche e il rischio di scontro politico

Nel cablogramma inviato alle sedi diplomatiche, il Dipartimento di Stato ha chiesto ai rappresentanti americani di sollecitare altri Paesi a convincere Vanuatu a ritirare la bozza prima dell’avvio delle consultazioni informali.

Secondo Washington, il testo sarebbe ancora più problematico rispetto al parere della Corte e rappresenterebbe un tentativo di attribuire responsabilità legali basate su modelli climatici ritenuti speculativi.

Alcune potenze economiche del G7, insieme a Cina, Arabia Saudita e Russia, avrebbero espresso preoccupazioni su diversi aspetti della proposta, aprendo la strada a un possibile scontro politico all’interno dell’Assemblea generale.

Diritto internazionale sul clima

Sebbene le risoluzioni dell’Assemblea generale non siano vincolanti, l’eventuale approvazione del testo rappresenterebbe un passo significativo nell’evoluzione del diritto internazionale sul clima.

Il confronto in corso mette in luce la crescente tensione tra i Paesi più vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale e le grandi economie industrializzate, chiamate a bilanciare interessi economici, responsabilità storiche e obblighi ambientali.

La decisione finale potrebbe incidere non solo sugli equilibri diplomatici all’interno delle Nazioni Unite, ma anche sul futuro della governance climatica globale.

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