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Direttiva UE sui reati ambientali: il Governo avvia il recepimento, critiche dagli ambientalisti

Discariche abusive

Direttiva UE sui reati ambientali: il Governo avvia il recepimento, critiche dagli ambientalisti

Il Consiglio dei Ministri lo scorso martedì ha approvato, in esame preliminare, lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva UE 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente. Il provvedimento, proposto dal Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti e dal Ministro della giustizia Carlo Nordio, sostituisce le precedenti direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE, con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione e il contrasto ai reati ambientali.

L’intervento normativo si inserisce in un contesto segnato dall’aumento dei fenomeni di degrado ambientale, dalla perdita di biodiversità, dagli effetti dei cambiamenti climatici e dalla crescente dimensione transfrontaliera della criminalità ambientale.

Rafforzamento dei reati ambientali nel Codice penale

Il decreto legislativo introduce modifiche significative al Codice penale, aggiornando la disciplina degli eco-delitti. In particolare, vengono integrate e rafforzate le fattispecie di inquinamento ambientale e introdotte nuove ipotesi di reato legate al commercio di prodotti inquinanti, alla produzione e commercializzazione di sostanze lesive dello strato di ozono e ai gas a effetto serra.

Il provvedimento chiarisce la nozione di condotta abusiva, rafforza le circostanze aggravanti e adegua il trattamento sanzionatorio, in linea con i principi di proporzionalità ed effettività richiesti dalla normativa europea.

Responsabilità delle persone giuridiche e sanzioni

Un altro elemento centrale riguarda l’estensione del catalogo dei reati ambientali rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti, ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001. La disciplina delle sanzioni viene aggiornata per garantire maggiore efficacia nella prevenzione e repressione degli illeciti ambientali, coinvolgendo società, associazioni e persone giuridiche anche prive di personalità giuridica.

Coordinamento nazionale

Per migliorare l’efficacia delle azioni di contrasto, il decreto prevede l’istituzione del Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale presso la Procura generale della Corte di cassazione. Ne faranno parte il Procuratore generale presso la Corte di cassazione, i Procuratori generali presso le Corti d’appello e il Procuratore nazionale antimafia.

A questo si affianca l’impegno del Parlamento a elaborare e pubblicare, entro il 21 maggio 2027, la Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali, un documento programmatico triennale volto a definire le priorità della politica nazionale, valutare le risorse necessarie e promuovere una maggiore consapevolezza pubblica sulla tutela dell’ambiente.

Le criticità evidenziate da Legambiente

Pur riconoscendo l’impegno del Governo nel rispettare i tempi di recepimento della direttiva europea, Legambiente ha segnalato gravi lacune nello schema di decreto. Secondo l’associazione ambientalista, non sono state recepite alcune disposizioni fondamentali della direttiva UE 2024/1203, in particolare quelle relative alle sanzioni penali per i reati contro la fauna e la flora selvatiche protette.

La direttiva impone pene detentive di almeno tre anni per reati come l’uccisione, la distruzione, il possesso e la commercializzazione illegale di specie protette, fenomeni spesso legati alla criminalità organizzata. Analoghe criticità riguardano l’estrazione illecita di acque superficiali o sotterranee e la mancata introduzione del nuovo delitto legato alla commercializzazione di prodotti connessi alla deforestazione, per il quale la normativa europea prevede fino a cinque anni di reclusione.

Accesso alla giustizia e ruolo delle ONG

Legambiente segnala inoltre l’assenza di norme specifiche per garantire alle organizzazioni non governative adeguati diritti procedurali nei procedimenti relativi ai reati ambientali, come previsto dall’articolo 15 della direttiva europea. L’obiettivo è assicurare un accesso effettivo e gratuito alla giustizia, superando l’ostacolo dei costi spesso insostenibili per le associazioni che operano a tutela dell’ambiente.

Verso una tutela ambientale più efficace

Secondo Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, l’introduzione dei delitti ambientali nel Codice penale con la legge 68 del 2015 ha rappresentato un passaggio fondamentale nella lotta all’ecomafia. Il recepimento della nuova direttiva europea costituisce un ulteriore passo avanti, ma dovrà essere perfezionato in Parlamento per colmare le lacune individuate e garantire una tutela penale dell’ambiente realmente efficace e coerente con gli standard europei.

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