Veterinaria, ambiente e cambiamenti climatici: la sfida della salute globale
Il 26 marzo 2026, il Ministero della Salute, in collaborazione con SIMeVeP e SIVeMP, ha ospitato il convegno “Veterinaria, Ambiente e Cambiamenti Climatici”. L’incontro ha analizzato come la crisi climatica stia riscrivendo i paradigmi della salute pubblica, ponendo il medico veterinario in una posizione centrale per la prevenzione delle emergenze sanitarie attraverso l’integrazione del modello One Health.
Il veterinario come sentinella epidemiologica
Secondo quanto emerso durante i lavori, il ruolo della medicina veterinaria trascende la cura del singolo animale per diventare un pilastro della sicurezza nazionale. Il Dott. Sorice, presidente della SIMeVeP, ha definito il veterinario come una “sentinella epidemiologica”: il monitoraggio costante su fauna selvatica e allevamenti è fondamentale per intercettare precocemente gli effetti dei mutamenti ambientali e le malattie emergenti.
Questa attività di sorveglianza rappresenta il primo presidio contro la diffusione di patologie trasmesse da vettori (arbovirosi) e zoonosi legate allo spostamento delle specie selvatiche, fenomeni entrambi intensificati dal riscaldamento globale.
Vulnerabilità produttiva e rischi per la catena alimentare
Il convegno ha evidenziato l’estrema fragilità di settori chiave come l’apicoltura, l’acquacoltura e il comparto avicolo di fronte alle alterazioni del clima. Oltre all’impatto diretto sulle rotte migratorie degli uccelli e sulla loro fenologia, sono state discusse le minacce poste dai contaminanti ambientali.
Nello specifico, l’attenzione si è spostata su:
- Microplastiche (MPs) e PFAS: Inquinanti che entrano nella catena alimentare e, attraverso il fenomeno della biomagnificazione, espongono l’uomo a rischi crescenti.
- Antibiotico-resistenza (AMR): Un ambito in cui la veterinaria ha già registrato una riduzione consistente del consumo di antimicrobici negli ultimi dieci anni, ma che rimane una sfida complessa a causa dell’interazione con le microplastiche, che possono favorire lo sviluppo di patogeni resistenti.
Verso una governance One Health
La posizione espressa dal Dott. Aldo Grasselli, presidente di FVM, sottolinea come l’attuale modello economico generi una vulnerabilità climatica che può essere mitigata solo proteggendo la salute animale. “Più e meglio i medici veterinari possono proteggere e curare gli animali, più sani e protetti saranno gli esseri umani”, ha dichiarato Grasselli, evidenziando come gli animali siano spesso il serbatoio di patologie trasmissibili all’uomo.
L’evento si è concluso con una tavola rotonda che ha visto il confronto tra i Ministeri della Salute e dell’Ambiente. La necessità emersa è quella di una governance condivisa e di una integrazione istituzionale che superi i confini tra specie e settori. Rafforzare i servizi veterinari non è dunque solo una necessità medica, ma una vera e propria strategia climatica per garantire la resilienza del sistema salute e la salubrità degli alimenti.
In un contesto di mutamento ambientale accelerato, la comunicazione del rischio e la sensibilizzazione collettiva diventano strumenti indispensabili per gestire le sfide che attendono il Servizio Sanitario Nazionale nei prossimi anni.
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