Il vortice polare si sta sgretolando. E per l’Italia le conseguenze arriveranno puntuali a fine marzo
Non è allarmismo: è fisica dell’atmosfera. Un riscaldamento stratosferico improvviso avvenuto a inizio marzo sta per far sentire i suoi effetti sul Mediterraneo. Piogge frequenti, venti sostenuti e maltempo fino a metà aprile. Ecco perché
C’è un meccanismo nell’atmosfera che la maggior parte delle persone non conosce, ma che determina il tempo che farà nelle prossime settimane sull’Italia e su tutta l’Europa meridionale. Si chiama riscaldamento stratosferico improvviso – Sudden Stratospheric Warming nel gergo dei meteorologi – e quello avvenuto all’inizio di marzo 2026 sta per scaricare i suoi effetti sulla troposfera, cioè lo strato dell’atmosfera in cui viviamo e in cui si forma il tempo.
A spiegarlo è Daniele Ingemi, meteorologo di Meteored Italia: «L’effetto principale è la discesa verso sud del flusso perturbato. La corrente a getto polare abbandona le alte latitudini e trascina depressioni e fronti finora limitati al Nord Europa».
Cosa sta succedendo in stratosfera
Il vortice polare stratosferico – quella massa di aria gelida che ruota attorno al Polo Nord ad alta quota tenendo il freddo artico lontano dalle latitudini temperate – è entrato in una fase di indebolimento progressivo. È la sua disgregazione stagionale primaverile, il cosiddetto “final warming”, atteso entro aprile. Ma quest’anno il processo è iniziato prima e con maggiore intensità, rendendolo più instabile e permeabile alle perturbazioni che salgono dai mari subtropicali.
Quando il vortice polare si indebolisce, la corrente a getto polare smette di viaggiare dritta lungo le alte latitudini e inizia a ondularsi verso sud. Depressioni e fronti che normalmente transitano tra Islanda e Norvegia trovano un corridoio verso il Mediterraneo.
Il meccanismo del blocco atmosferico
Verso fine marzo e inizio aprile si formeranno grandi anticicloni di blocco tra le Isole Britanniche e la Scandinavia. Sembrano una buona notizia – l’anticiclone porta bel tempo – ma in realtà funzionano come un ostacolo fisico che costringe la corrente a getto a scendere di latitudine, fino al Mediterraneo, dove incontra la corrente a getto subtropicale.
L’interazione tra le due correnti crea condizioni ideali per la formazione di cicloni extratropicali: sistemi depressionari organizzati, capaci di portare piogge intense e fasi di maltempo anche severo. Non episodi isolati, ma un pattern dinamico e ondulato destinato a persistere per due-quattro settimane.
Da domenica 22 marzo: si cambia
La data da segnare sul calendario è domenica 22 marzo. A partire da quel giorno il Mediterraneo entrerà in una fase di instabilità diffusa, con depressioni e fronti che troveranno un canale preferenziale di propagazione da ovest-sudovest. La prima metà di marzo, caratterizzata da tempo stabile e temperature miti, è già un ricordo.
Le regioni più esposte nelle prossime settimane saranno Sardegna, Sicilia, regioni tirreniche e adriatiche centrali, ma i passaggi frontali più incisivi interesseranno anche il Nord. Non si tratta di maltempo continuo – è bene precisarlo – ma di una serie di impulsi perturbati che si alterneranno fino a metà aprile con fasi di tregua.
Perché questo conta
Il riscaldamento stratosferico improvviso non è un’anomalia rara: si verifica mediamente una-due volte ogni inverno. Ma quando accade presto e con intensità elevata, come in questo caso, gli effetti in troposfera possono essere significativi e prolungati. La primavera 2026 rischia di iniziare sotto il segno dell’instabilità, con conseguenze non trascurabili per l’agricoltura, già provata dalle gelate tardive delle scorse settimane, e per i territori più vulnerabili al rischio idrogeologico.
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