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Zone umide in Italia: 50 anni di convenzione Ramsar tra tutela, ritardi e nuove sfide ambientali

Zone umide in Italia: 50 anni di convenzione Ramsar tra tutela, ritardi e nuove sfide ambientali

Lunedì prossimo, in occasione della Giornata mondiale delle zone umide, l’Italia celebra anche il cinquantesimo anniversario della ratifica della Convenzione internazionale di Ramsar, avvenuta nell’aprile del 1976. Un traguardo importante che offre l’occasione per fare un bilancio sullo stato di tutela degli ecosistemi acquatici nel nostro Paese, tra risultati raggiunti, criticità ancora aperte e nuove prospettive di conservazione.

Italia quarta in Europa per numero di siti Ramsar

Nel panorama europeo, l’Italia si colloca al quarto posto, a pari merito con la Norvegia, tra i paesi con il maggior numero di zone umide di importanza internazionale riconosciute dalla Convenzione di Ramsar. Attualmente la Penisola conta 63 siti distribuiti in 15 regioni, per una superficie complessiva di 81.091 ettari. A questi si aggiungeranno a breve tre nuovi siti in Sicilia, portando il totale a 66 zone umide. Davanti all’Italia si posizionano il Regno Unito, con 176 siti, la Spagna con 76 e la Svezia con 68.

Le regioni italiane con più zone umide

Sono 15 le regioni italiane che ospitano zone umide riconosciute a livello internazionale. La Toscana guida la classifica con 11 siti Ramsar, seguita da Emilia-Romagna con 10 e Sardegna con 9. Lazio e Lombardia ne contano 6 ciascuna, mentre Veneto ne ha 4. Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Puglia ospitano 3 siti ciascuna. Campania e Basilicata ne hanno 2, mentre Trentino-Alto Adige, Umbria, Abruzzo e Calabria contano un sito ciascuna. Si tratta di ambienti come laghi, paludi, torbiere, lagune e stagni, fondamentali per la biodiversità e per la capacità di stoccaggio del carbonio.

Lotta alla crisi climatica

Le zone umide rappresentano ecosistemi strategici nella mitigazione e nell’adattamento ai cambiamenti climatici. Oltre a ospitare una ricca biodiversità, contribuiscono alla regolazione delle risorse idriche e all’assorbimento di grandi quantità di carbonio. Tuttavia, questi ambienti sono sempre più minacciati da urbanizzazione, agricoltura intensiva, inquinamento e crisi climatica, fattori che ne compromettono la funzionalità ecologica.

Il report Ecosistemi acquatici di Legambiente

In occasione della ricorrenza, Legambiente ha diffuso i dati del suo decimo report “Ecosistemi acquatici 2026. Insieme per le zone umide”, elaborato sulla base delle informazioni del portale Ramsar e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. L’associazione rilancia l’urgenza di rafforzare la tutela di questi ecosistemi e annuncia un grande calendario di eventi con circa 60 appuntamenti in 16 regioni, coinvolgendo oltre 40 realtà tra associazioni e amministrazioni locali.

Proposte per rafforzare la tutela delle zone umide

Legambiente chiede al Governo e al Ministero dell’Ambiente di aumentare le aree naturali protette, in linea con la Strategia europea per la biodiversità 2030 e con la Convenzione di Ramsar. Tra le proposte figurano una maggiore integrazione normativa, la riduzione dell’inquinamento, il contrasto alle specie aliene e all’illegalità, una gestione unitaria del capitale naturale e l’applicazione della Restoration Law. Centrale anche il miglioramento della resilienza degli ecosistemi attraverso piani di adattamento climatico e una maggiore partecipazione delle comunità locali.

Ritardi burocratici e criticità nella protezione

Nonostante i progressi, permangono ritardi significativi. Circa il 6% delle zone umide censite nel Pan Mediterranean Wetland Inventory non è inserito in aree protette o in siti Natura 2000, risultando esposto a rischi di trasformazione. Un ulteriore problema riguarda i lunghi tempi tra la designazione dei siti e il riconoscimento internazionale ufficiale, con una media stimata di circa 14 anni.

Giornata mondiale 2026

Il tema scelto per la Giornata mondiale delle zone umide 2026, “Zone umide e sapori tradizionali. Celebrare il patrimonio culturale”, sottolinea il legame tra questi ecosistemi e le comunità locali, le tradizioni, il turismo sostenibile e l’identità culturale dei territori. Un approccio multilivello, che integri valori ecologici e sociali, è oggi considerato essenziale per affrontare in modo efficace la crisi climatica.

Eventi e iniziative in tutta Italia

Tra fine gennaio e inizio febbraio prendono il via numerose iniziative promosse da Legambiente, tra visite guidate, attività di birdwatching, passeggiate naturalistiche ed eventi di sensibilizzazione. Dalla Riserva naturale della Foce dell’Isonzo in Friuli-Venezia Giulia alle Valli di Comacchio in Emilia-Romagna, passando per Toscana, Piemonte, Sicilia e molte altre regioni, l’obiettivo è avvicinare cittadini di tutte le età alla conoscenza e alla tutela delle zone umide italiane.

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