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La cannabis inquina. Anche se è legalizzata

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La cannabis inquina. Anche se è legalizzata

Cannabis legale si o no? Ma sapete quanto inquina la sua produzione? La legalizzazione in Germania ha rilanciato la battaglia anche in Italia, riaccendendo un forte interesse sul tema. L’esempio tedesco ha confermato già in pochi giorni che il prodotto costituisce una industria redditizia. La questione resta, però, altamente complessa per i risvolti etici del provvedimento e per i dati sul consumo e le ripercussioni sulla salute. Il dibattito, alimentato anche dalla sortita dello showman Fiorello che ha criticato la decisione della Germania, resta molto controverso con posizioni netti e distanti, analisi discordanti, e posizioni politiche trasversali.

Una cosa comunque è certa: la produzione di cannabis ha un impatto notevole sull’ambiente. Soprattutto in termini di consumi di acqua, energia ed emissioni.



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Acqua, energia ed emissioni: quanto inquina la cannabis

La quantità d’acqua necessaria alla marjuana e di 22 litri al giorno durante la stagione di crescita. Questo porta il consumo a 3 miliardi di litri per Km2 di coltivazione in serra tra giugno e ottobre. Far crescere questi vegetali comporta, poi, un grande consumo energetico. In serra è, infatti, necessario alimentare lampade ad alta intensità, umidificatori e sistemi di riscaldamento. Negli USA tale settore consuma l’1% dell’elettricità totale impiegata nel Paese, ovvero la quantità necessaria ad alimentare 92.500 case per un anno.

L’impatto della cannabis sull’ambiente non coinvolge solo l’acqua: ci sono anche le emissioni e ovviamente sostanze chimiche e pesticidi. Riguardo la produzione due terzi della molta elettricità impiegata nelle serre, infatti, sfrutta i combustibili fossili. Per ottenere 450 g di marjuana vengono, dunque, rilasciate 1.95 tonnellate di CO2, ovvero la stessa quantità assorbita da più di 6000 m2 di foresta in un anno.

Il pericolo VOC: i rischi “volatili” per la salute

William Vizuete, ricercatore della University of North Carolina ha più volte messo inoltre in evidenza che le coltivazioni liberano VOC, in grado di creare seri problemi di salute.

I VOC (Volatile Organic Compounds) o italianizzato in COV (Composti Organici Volatili) sono una classe che comprende composti chimici differenti, caratterizzati da una facile vaporizzazione a temperatura ambiente e in grado di reagire nella troposfera dando vita a composti inquinanti. Ne fanno parte gli idrocarburi alifatici (ad es. butano, n-esano) e aromatici (ad es. benzene, toluene), gli alogenoderivati (ad es. diclorometano), le aldeidi (ad es. formaldeide), i chetoni (ad es. acetone), gli alcoli (ad es. etanolo, butanolo), gli esteri (ad es. acetato di etile) e altri composti (ad es. acido acetico, acrilammide, nicotina, acetonitrile).

Le soluzioni

Le soluzioni per ridurre l’impatto della cannabis sull’ambiente non mancano. Sarebbe in primo luogo necessario puntare sulle energie rinnovabili. Van Butsic del Cannabis Research Center di Berkeley ha, inoltre, spiegato che esistono “efficienti tecnologie per catturare i VOC prima che entrino nell’atmosfera. Perché possano affermarsi e progredire, servirebbero, però, studi a lungo termine e, quindi, un riconoscimento legale“.

A rendere l’industria meno eco-friendly contribuiscono, infatti, i molti coltivatori non autorizzati. Jennifer Carah del Nature Conservancy of California ha ammesso che eliminarli del tutto è impossibile. Rimuovere i divieti permetterebbe, però, di fissare degli standard, volti a promuovere pratiche ambientali sostenibili.

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