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Shell torna in tribunale, accusata di inazione sulle emissioni di CO2

Shell torna in tribunale, accusata di inazione sulle emissioni di CO2

La grande petrolifera Shell è tornata in tribunale per il ricorso di sette ONG ambientaliste olandesi, che la accusano di inazione nel contrasto alle emissioni di CO2. Ma di cosa si tratta?

La Shell da anni è coinvolta in un’azione legale avviata nel 2019 da diverse ONG, tra cui figura anche Greenpeace, rinominata “People v Shell”. Alle organizzazioni si affiliarono già allora oltre 17 mila cittadini olandesi e il risultato venne poi definito “storico”. La sentenza del 2021 del Tribunale dell’Aia, infatti, dava ragione alle ONG obbligando la Shell a ridurre le emissioni di gas serra, allineandosi all’accordo sul clima di Parigi del 2015. Era la prima volta che la Giustizia obbligava una multinazionale ad agire in merito all’inquinamento prodotto.

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Il ricorso che ha riportato proprio in questi giorni la Shell al banco degli accusati la ammonisce per non aver rispettato la sentenza del 2021 e quindi non aver attuato quell’allineamento richiesto. Nel dettaglio, la richiesta del tribunale era stata di ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 45% entro la fine del 2030 poiché “stavano contribuendo al riscaldamento globale e alle sue disastrose conseguenze”.

A poco più di 5 anni dal traguardo, sembra che la Shell non abbia nemmeno cominciato a mettere in atto un progetto di “risanamento”. La multinazionale già nel 2021 aveva annunciato di voler ricorrere in appello con un’accusa di ritorno che definiva la sentenza una “decisione politica a livello governativo priva di basi”.


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