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Crimini ambientali: l’appello contro “l’impunità” della ICC

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Crimini ambientali: l’appello contro “l’impunità” della ICC

Accademici, avvocati e attivisti denunciano l’attuale “regime di impunità” messo in atto dalla Corte Penale Internazionale (ICC) in materia di crimini ambientali, esortandola ad avviare indagini e perseguire le persone che danneggiano l’ambiente.

In un recente commento congiunto, esperti legali e scientifici provenienti dall’Istituto di Studi del Commonwealth presso l’Università di Londra, dal Programma di Legge Sostenibile di Oxford e dall’Accademia Internazionale dei Principi di Norimberga, sottolineano che le azioni umane che causano gravi danni all’ambiente spesso violano anche i diritti fondamentali. Questo, affermano, potrebbe costituire un crimine, al pari di un genocidio, dei crimini contro l’umanità o di guerra.

Come si apprende anche dal Guardian, il commento congiunto segue il lancio di una consultazione pubblica di recente annunciata dal procuratore capo della ICC, Karim Khan, relativa ad un nuovo documento politico realizzato dalla Corte per contrastare i crimini ambientali.

Il procuratore capo della ICC ha dichiarato che il documento, che dovrebbe essere pubblicato entro la fine dell’anno, contribuirebbe a promuovere la “responsabilità, la trasparenza e la prevedibilità” del lavoro del suo ufficio in questo “settore cruciale”.

Questo, secondo quanto anticipato da Khan, includerebbe anche riferimenti allo statuto di Roma, in base al quale la Corte opera, nonché trattati ambientali, norme di diritto internazionale consuetudinario e decisioni di altre corti internazionali e nazionali.

Lo Statuto di Roma e le critiche degli attivisti

Tuttavia, secondo quanto sottolineano gli esperti, nel trattato internazionale istitutivo della Corte penale internazionale l’unico riferimento esplicito all’ambiente è in relazione ai crimini di guerra, e criminalizza “il rilascio intenzionale di un attacco nella consapevolezza che tale attacco causerà … danni diffusi, a lungo termine e gravi all’ambiente naturale”.

Secondo gli esperti dunque, “il trattato potrebbe essere utilizzato meglio per affrontare la distruzione ambientale durante il conflitto e in tempo di pace”.

In particolare, questi suggeriscono che lo Statuto potrebbe essere uno strumento utile per perseguire politici, capi d’azienda e leader di bande criminali organizzate direttamente responsabili di atti che distruggono l’ambiente come la deforestazione diffusa, la perdita di sostanze chimiche o l’inquinamento da petrolio.

Anche coloro che contribuiscono, o che non fanno abbastanza per fermare tali attività, come comandanti militari e i boss delle compagnie di combustibili fossili e minerarie, potrebbero essere perseguiti, proseguono gli esperti nella nota.

“Per esempio, si sostiene che i dirigenti che supervisionano alcune società di combustibili fossili hanno sistematicamente incoraggiato pratiche insostenibili nell’estrazione di combustibili fossili, pur essendo consapevoli per almeno gli ultimi 50 anni dell’impatto negativo delle conseguenti emissioni di gas a effetto serra”, riporta il Guardian.

Cresce la mobilitazione contro i crimini ambientali

I contributi raccolti nel documento congiunto evidenziano i numerosi sviluppi giuridici avvenuti a seguito dell’istituzione dello Statuto di Roma nel 2002, come ad esempio il crescente riconoscimento del diritto umano a un ambiente sano, la crescente criminalizzazione degli ecocidi e l’inasprimento dei requisiti di due diligence per le società.

Cresce anche la mobilitazione collettiva a sostegno dell’ambiente, come dimostrano le più recenti battaglie legali avviate in tutto il mondo e sempre più partecipate.

Negli Stati Uniti ad esempio, c’è quella portata avanti da Public Citizen, un’organizzazione no-profit, secondo cui le compagnie di combustibili fossili potrebbero essere incriminate per omicidio climatico. Secondo quanto racconta anche The Guardian, l’iniziativa sta raccogliendo curiosità e interesse da esperti e pubblici ufficiali, membri della comunità legale, come anche da parte di ex e attuali PM federali, statali e locali.



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Il Consiglio Mondiale delle Chiese sui crimini ambientali

Nella sua commento indirizzato all’Ufficio del procura competente per i crimini ambientali, il Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC, World Council of Churches) ha ricordato che la ICC è stata istituita per porre fine all’impunità per i crimini più gravi.

Per l’organizzazione, due tipi di atti criminali in particolare devono essere affrontati nell’ambito dell’attuale Statuto di Roma in relazione all’ambiente: la disinformazione climatica e il finanziamento di nuove attività estrattive.

“La disinformazione, che provenga dai dirigenti della compagnia dei combustibili fossili, o da quelli che la finanziano e che agiscono per loro conto, – si legge nel commento del WCC – è letale data la piccola finestra di tempo rimasta per evitare l’irreversibilità della catastrofe climatica. Il danno alla salute fisica e mentale dei bambini e dei giovani e la minaccia alla loro stessa sopravvivenza richiedono questo riconoscimento.”

Per quanto riguarda il finanziamento di nuove attività di estrazione e sfruttamento di combustibili fossili, “tenere conto delle banche e dei proprietari di beni che continuano a finanziare l’estrazione e lo sfruttamento di nuovi combustibili fossili è una questione di sopravvivenza per i bambini di oggi e le generazioni future”, si legge nel commento.

“Massimizzare i profitti dei combustibili fossili indipendentemente dal danno causato alla popolazione mondiale è l’origine di estrema sofferenza fisica e psicologica“, ribadiscono dal Consiglio Mondiale.

“Il disagio più significativo è portato dai bambini del mondo”, conclude senza esitazione il WCC. “I leader dell’industria dei combustibili fossili e i loro partner responsabili di questi crimini devono rispondere dei loro atti”.

Stop Ecocide International, un’organizzazione che si batte per la modifica dello statuto di Roma affinché includa il crimine di ecocidio, ha dichiarato di essere incoraggiata dalla consultazione aperta ma ha ribadito che il trattato, così com’è, è troppo debole per affrontare le molteplici minacce che la natura e il clima affrontano.

Crimini ambientali, ecocidio e l’impunità della ICC

“Da quando è stata istituita 22 anni fa, la ICC ha per lo più governato su casi di genocidio e crimini di guerra. Il tribunale sostenuto dalle Nazioni Unite, con sede all’Aia, è stato a lungo criticato per la sua riluttanza a indagare sui grandi crimini ambientali”, ricorda inoltre The Guardian.

Dal 2019, alla ICC sono state inviate almeno cinque denunce formali riguardanti gravi crimini in corso nell’Amazzonia brasiliana. Sebbene la Corte Penale abbia iniziato una “valutazione preliminare della giurisdizione” in uno di questi casi alla fine del 2020, deve ancora rispondere agli altri.

La ICC non ha risposto neanche a una coalizione di giovani prevenienti da Regno Unito e Nuova Zelanda che nel 2022 ha chiesto di aprire un’indagine su una multinazionale petrolifera, ricordano ancora dal Guardian.

Dal canto suo, la ICC ha dichiarato di non commentare le denunce individuali e che era cercava feedback sul suo documento politico da parte di tutte le parti interessate, comprese le comunità, i gruppi giovanili, le organizzazioni della società civile, le imprese, gli esperti e le autorità internazionali e nazionali.

Nel suo commento alla Corte, l’ONG Climate Counsel ha definito la riluttanza della corte a perseguire i crimini ambientali “un’occasione persa”. La ONG conclude ribadendo che “la distruzione ambientale è molto spesso il driver, il contesto, o la conseguenza dei crimini di massa commessi contro le popolazioni civili – crimini che in alcuni casi ammontano a crimini contro l’umanità”.

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