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Dagli oceani al clima, l’effetto invisibile delle microplastiche

inquinamento plastica

Dagli oceani al clima, l’effetto invisibile delle microplastiche

Le microplastiche sono ormai al centro di numerose ricerche scientifiche e dibattiti pubblici. Derivano principalmente dall’usura e dalla degradazione di oggetti in plastica più grandi e sono presenti ovunque, dall’aria agli oceani, dai suoli agli organismi viventi. Proprio per la loro diffusione capillare, vengono studiate per comprenderne i potenziali effetti sull’ambiente e sulla salute umana.

Un aspetto ancora poco esplorato: il clima

Secondo una recente revisione pubblicata sulla rivista Journal of Hazardous Materials: Plastics, esiste però un ambito ancora poco indagato: il possibile ruolo delle microplastiche nei cambiamenti climatici. Gli autori sottolineano come questo tema sia stato finora sottovalutato, nonostante i potenziali meccanismi attraverso cui questi inquinanti potrebbero influenzare il sistema climatico, in particolare negli ecosistemi marini.

Microplastiche e oceani

Gli oceani rappresentano uno degli ambienti più colpiti dalla presenza di microplastiche. Alcuni studi hanno già evidenziato la loro possibile influenza sulle nuvole e sul clima, ma secondo il team di ricercatori provenienti da Pakistan, Emirati Arabi Uniti e Cina, le evidenze disponibili sono ancora insufficienti rispetto alla portata del problema. Le microplastiche potrebbero infatti alterare processi fondamentali che regolano il clima globale.

Effetti sulla pompa biologica del carbonio

Tra i potenziali impatti analizzati vi è l’interferenza delle microplastiche con la pompa biologica del carbonio. Studi precedenti hanno documentato una riduzione della fotosintesi del fitoplancton, alterazioni nell’alimentazione dello zooplancton e modifiche nel rilascio del carbonio verso le profondità oceaniche. Tutti questi processi sono cruciali per il sequestro naturale della CO2 dall’atmosfera.

Albedo, calore e biodiversità

Le microplastiche potrebbero inoltre influenzare l’albedo, ovvero la capacità delle superfici di riflettere la luce solare. Particelle più scure tendono ad assorbire maggiormente il calore, creando potenziali effetti di riscaldamento localizzato. Effetti simili potrebbero verificarsi anche sulle spiagge, con possibili conseguenze sulla nidificazione delle tartarughe marine e su altri delicati equilibri ecologici.

Rischi futuri ancora da comprendere

Gli autori chiariscono che non esistono prove dirette di un legame tra microplastiche e aumento della temperatura degli oceani. Tuttavia, esistono meccanismi plausibili che suggeriscono effetti indiretti e cumulativi nel tempo. Una ridotta disponibilità di luce per il fitoplancton, ad esempio, potrebbe diminuire la capacità degli oceani di assorbire carbonio, con ripercussioni anche sulla temperatura terrestre.

Microplastiche, gas serra e comunità costiere

Secondo i ricercatori, le microplastiche compromettono la vita marina, indeboliscono la pompa biologica del carbonio e possono persino rilasciare gas serra durante la loro degradazione. Anche i batteri che si sviluppano sulle microplastiche potrebbero diventare una fonte aggiuntiva di emissioni di anidride carbonica. Nel lungo periodo, questi effetti potrebbero contribuire al riscaldamento degli oceani, all’acidificazione e alla perdita di biodiversità, con ricadute sulla sicurezza alimentare e sulle comunità costiere.

Un tema da approfondire e un problema da prevenire

Le conclusioni della revisione indicano che le conoscenze attuali sugli effetti delle microplastiche sul clima sono ancora limitate, ma gli indizi accumulati suggeriscono la necessità di approfondire urgentemente questo legame. Alla base del problema restano però le scelte umane: ridurre la produzione e l’uso della plastica, soprattutto quella monouso, favorire il riutilizzo e migliorare il riciclo sono azioni fondamentali per limitare l’impatto di questi inquinanti sul pianeta.

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