Concorso mondiale “Mollusco dell’Anno 2026”: l’Italia in gara con la “lumaca vampiro”
La Sapienza Università di Roma candida la sorprendente Cumia intertexta tra le cinque specie finaliste. In palio il sequenziamento del genoma
C’è anche una specie marina tanto affascinante quanto inquietante a rappresentare l’Italia nella competizione internazionale “Mollusc of the Year 2026”. Si tratta della cosiddetta lumaca vampiro mediterranea, nome comune della Cumia intertexta, selezionata tra le cinque finaliste del concorso promosso dal Senckenberg Research Institute and Natural History Museum insieme alla Unitas Malacologica.
A candidare la specie è stato un team di ricercatori italiani guidato da Marco Oliverio della Sapienza Università di Roma, in collaborazione con Maria Vittoria Modica della Stazione Zoologica Anton Dohrn e Giulia Furfaro e Michele Solca dell’Università del Salento.
L’obiettivo del concorso non è solo divulgativo: la specie vincitrice vedrà il proprio genoma completamente sequenziato, un risultato di enorme valore per la ricerca scientifica.
Una competizione globale tra le specie più sorprendenti
Il premio “Mollusco dell’Anno” è diventato negli anni un appuntamento di riferimento per la comunità scientifica internazionale. La selezione delle specie avviene attraverso una call globale che coinvolge ricercatori e istituzioni da tutto il mondo. Per l’edizione 2026 sono state proposte decine di candidature, ridotte poi a cinque finaliste considerate particolarmente rilevanti per caratteristiche biologiche, ecologiche o potenziale scientifico.
Tra queste, la candidatura italiana si distingue per originalità e valore di ricerca. La Cumia intertexta non è infatti un mollusco “qualunque”, ma un organismo che presenta adattamenti evolutivi estremamente sofisticati, capaci di attirare l’interesse di biologi, farmacologi e studiosi di biotecnologie.
A decretare il vincitore sarà il voto del pubblico, aperto fino al 26 aprile. Una modalità che unisce divulgazione e partecipazione, rendendo accessibile anche ai non addetti ai lavori una competizione scientifica di alto livello.
La “lumaca vampiro”: una strategia alimentare unica
Il soprannome “lumaca vampiro” non è casuale. La Cumia intertexta ha infatti sviluppato una strategia alimentare estremamente rara tra i gasteropodi: si nutre del sangue dei pesci.
Durante la notte, quando i pesci riposano sul fondale marino, questo mollusco si avvicina silenziosamente e utilizza una proboscide flessibile – lunga fino a dieci volte la dimensione della conchiglia – per attaccarsi alla pelle della preda. La struttura è dotata di minuscoli denticoli che permettono di creare una piccola lesione, attraverso cui la lumaca inizia a succhiare il sangue.
Non si tratta però di un semplice parassitismo. Il processo è accompagnato da un sofisticato cocktail di sostanze biochimiche che facilitano l’alimentazione e rendono l’interazione estremamente efficiente.
Un “arsenale” di tossine di grande interesse scientifico
Come spiegano i ricercatori, nella Cumia intertexta sono state identificate numerose molecole bioattive. Tra queste:
- proteine citolitiche, capaci di rompere le membrane cellulari
- enzimi che aumentano la pressione sanguigna del pesce, favorendo il flusso
- neurotossine con effetto sedativo sulla preda
- peptidi anticoagulanti e antiaggreganti, che mantengono il sangue fluido
Si tratta di un vero e proprio sistema “integrato” che consente alla lumaca di nutrirsi senza che il pesce reagisca in modo significativo.
Dal punto di vista scientifico, queste sostanze rappresentano un patrimonio di enorme valore. Molti composti simili, studiati in altri organismi, hanno già trovato applicazioni in medicina, ad esempio nello sviluppo di farmaci anticoagulanti o analgesici.

Il sequenziamento del genoma: un’opportunità strategica
Il premio previsto per la specie vincitrice – il sequenziamento completo del genoma – è uno degli aspetti più rilevanti della competizione. Per la Cumia intertexta, questo significherebbe accedere a una mappa dettagliata delle informazioni genetiche che regolano la produzione delle sue tossine.
Secondo gli esperti, conoscere l’organizzazione del genoma permetterebbe di comprendere meglio i meccanismi evolutivi alla base della produzione di queste molecole. Inoltre, aprirebbe la strada a studi avanzati nel campo della cosiddetta venomica, disciplina che analizza i sistemi veleniferi presenti in natura.
In questo contesto, la lumaca vampiro potrebbe diventare una vera e propria specie modello, utile per esplorare nuove applicazioni in ambito biomedico e biotecnologico.
Un progetto che valorizza la ricerca italiana
La candidatura della Cumia intertexta rappresenta anche un riconoscimento per la ricerca italiana nel campo della biologia marina e della zoologia.
Il lavoro congiunto tra Sapienza Università di Roma, Stazione Zoologica Anton Dohrn e Università del Salento dimostra la capacità di fare rete tra istituzioni accademiche e centri di ricerca, valorizzando competenze interdisciplinari.
Inoltre, la partecipazione a un contest internazionale di questo tipo contribuisce a rafforzare la visibilità del sistema scientifico italiano, mettendo in luce progetti innovativi e ad alto impatto.
Il ruolo del pubblico: voto aperto fino al 26 aprile
A differenza di molte competizioni scientifiche, il “Mollusco dell’Anno” prevede il coinvolgimento diretto del pubblico. Chiunque può esprimere la propria preferenza online, contribuendo a determinare la specie vincitrice.
Questo aspetto rappresenta un elemento chiave dell’iniziativa: avvicinare i cittadini alla scienza, stimolare la curiosità verso la biodiversità e promuovere una maggiore consapevolezza del valore degli ecosistemi marini.
Tra biodiversità e innovazione
La candidatura della lumaca vampiro mediterranea evidenzia come anche organismi poco noti possano nascondere caratteristiche straordinarie e potenzialità applicative rilevanti.
In un’epoca in cui la biodiversità è sempre più minacciata, iniziative come il “Mollusco dell’Anno” contribuiscono a mettere in evidenza l’importanza della ricerca e della conservazione, mostrando come lo studio delle specie possa generare conoscenze utili anche per l’innovazione tecnologica e la medicina.
Se la Cumia intertexta dovesse vincere, non sarebbe solo un successo simbolico per l’Italia, ma un passo concreto verso nuove scoperte scientifiche.
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