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Perché il cacao costa così tanto? C’entra anche la crisi climatica

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Perché il cacao costa così tanto? C’entra anche la crisi climatica

Si parla molto in questi giorni di cacao e dei suoi prezzi ormai alle stelle, che potrebbero far diventare questa materia prima “la storia finanziaria più calda del 2024”, come scrive Linkiesta. Meno si sa e si parla tuttavia, delle possibili ripercussioni sui consumatori e dei più grandi costi ambientali legati alla sua coltivazione.

A causa di speculazioni finanziare e di un importante calo nella produzione, solo nel 2024 il costo del cacao è aumentato del 129% ed è più che triplicato nell’ultimo anno. Il suo prezzo ha toccato nuovi massimi storici, superando i diecimila dollari a tonnellata. A farne le spese, presto o tardi saranno, anche, i consumatori.

I principali costi della coltivazione di questa materia prima infatti, continua a pagarli l’ambiente, e di conseguenza la nostra salute.

Un doppio filo lega il cacao, come tutta la produzione agricola, alla crisi ambientale e climatica. Se da un lato infatti l’agricoltura, per la sua forte dipendenza dalle risorse naturali e dalle condizioni climatiche, si trova più di altri settori a subire gli effetti dei cambiamenti climatici, dall’altro allo stesso tempo, la produzione alimentare è sempre più riconosciuta come una delle principali fonti di inquinamento atmosferico, contribuendo così al riscaldamento globale.

Anche, dietro la produzione di cacao infatti si cela un impatto ambientale significativo, che va dalla deforestazione, ad un enorme impiego delle risorse idriche fino alla perdita di biodiversità.

La cause della crisi del cacao

La continua impennata dei prezzi a partire dal 2023 è legata ad una combinazione di fattori, primo fra tutti la scarsità di cacao proveniente dall’Africa occidentale.

Gli agricoltori di cacao in Costa d’Avorio e nel Ghana, principali produttori mondiali che da soli forniscono circa il 60% del raccolto totale, in particolar modo lo scorso anno, hanno sperimentato condizioni climatiche avverse che hanno compromesso significativamente i raccolti.

Secondo l’ICCO, l’approvvigionamento di cacao per la stagione 2023-24 registrerà un deficit di 374 mila tonnellate, un aumento significativo rispetto al deficit di 74 mila tonnellate della stagione precedente. Le previsioni future non sono incoraggianti e anzi, come dichiara Paul Joules, analista di materie prime alla Cnbc: “Il peggio deve ancora venire“.

Come spiegano gli analisti, è stato in particolare il caldo intenso ad impattare negativamente sulla produzione di semi di cacao. A ciò si è aggiunto il fenomeno climatico El Nino, che ha portato a precipitazioni molto abbondanti, danneggiando i raccolti ed esacerbato i problemi legati alle malattie, come quella del baccello nero.

Questa, che colpisce il frutto dell’albero del cacao (baccelli di cacao) facendoli annerire e marcire per l’eccessiva umidità è infatti un ulteriore e pesante problema che gli agricoltori di cacao stanno cercando di contrastare, anche attraverso l’uso di pesticidi e fertilizzanti.

Tuttavia, l’aumento dei costi di questi prodotti hanno ulteriormente messo in difficoltà gli agricoltori che sempre più stanno decidendo di abbandonare la produzione di cacao a favore di colture più redditizie come la gomma.

Le conseguenze per i consumatori

Sebbene in genere ci vogliano “tra i 6 e i 12 mesi perché questi aumenti di prezzo si riflettano sui prezzi al dettaglio dei prodotti, – ha spiegato Ole Hansen, analista di Saxobank ad Agi – i consumatori dovrebbero aspettarsi un aumento” del prezzo del cioccolato.

“Il cioccolato è il nuovo prodotto di lusso (…) e ci aspettiamo che i prezzi dei dolci aumentino in risposta a questo massiccio aumento dei prezzi”, concorda Kathleen Brooks, analista di XBT.

La conferma arriva da Lindt & Sprungli, il noto produttore svizzero di cioccolato, che a inizio marzo ha comunicato un aumento dei suoi prezzi nel corso del 2024 e del 2025, dopo essere già aumentati in media del 10% nel 2023.



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A rischio anche la qualità del cioccolato

Secondo Paul Joules inoltre, consumatori potrebbero vedere una “contrazione”, con tavolette di cioccolato più piccole, mentre le aziende che potrebbero “anche modificare gli ingredienti per utilizzare meno cacao in alcuni prodotti”.

Non solo, anche le malattie fungine che, favorite dalle condizioni metereologiche ed eventi climatici estremi, sempre più attaccano i raccolti di cacao ma non solo, rischiano di compromettere la qualità del cioccolato.

Queste infatti possono alterare la composizione e le caratteristiche sensoriali delle piante, influenzando la produzione di proteine e dei composti chimici, impattando quindi la qualità e le proprietà sensoriali del prodotto finale, come il sapore, l’aroma e la consistenza.

I costi ambientali della produzione di cacao

Se i cambiamenti climatici influiscono pesantemente sulla produzione di cacao, anche questa dal canto suo, ha un impatto ambientale, oltre che sociale, che non possiamo trascurare.
Dietro l’industria dolciaria del cioccolato si cela una filiera, ancora, minata di criticità: dalle disuguaglianze salariali al lavoro minorile, fino alla deforestazione e agli altre pratiche nocive per l’ambiente.

Deforestazione e perdita di habitat

Molti dei paesi in cui viene coltivato il cacao hanno sperimentato un’accelerata deforestazione per fare spazio alle piantagioni di cacao. L’abbattimento degli alberi per fare spazio alle coltivazioni non solo elimina gli habitat naturali per molte specie animali, ma contribuisce anche all’aumento delle emissioni di gas serra, aggravando ulteriormente i cambiamenti climatici.

Basti pensare che la Costa d’Avorio in 70 anni ha distrutto l’80% delle sue foreste, per mantenere il primato di produttore mondiale di “oro bruno”. Solo tra il 2000 e il 2019 sono stati abbattuti 2,5 milioni di ettari di foresta, pari a 25mila Km², un’area grande quanto il Rwanda.

Come rivelato inoltre da un’indagine del Guardian, in Costa d’Avorio interi villaggi di coltivatori di cacao si sono insediati illegalmente in aree protette, mentre le autorità locali spesso ricevono tangenti per non segnalare tali violazioni.

Riduzione della biodiversità

La monocoltura del cacao contribuisce alla distruzione ambientale anche perché compromette la biodiversità, portando alla riduzione delle specie animali e vegetali indigene, minacciando la stabilità degli ecosistemi locali e compromettendo la resilienza agli eventi climatici estremi.

Sfruttamento delle risorse idriche

La coltivazione intensiva di cacao ha pesanti costi ambientali anche in termini di risorse idriche. Questa infatti richiede elevate quantità di acqua, causando una diminuzione dei livelli delle acque sotterranee e alla desertificazione delle aree circostanti, e mettendo a rischio la sicurezza idrica delle comunità locali e degli ecosistemi.

Anche il trasporto e la trasformazione della materia prima hanno un impatto ambientale negativo. Un’indagine dell’Università di Manchester condotta nel 2018 ha rivelato che la produzione di un chilogrammo di cioccolato richiede circa 10.000 litri di acqua e produce emissioni di CO2 tra 2,9 e 4,2 kg.

Verso una produzione più sostenibile di cacao

In questo scenario, appare chiara l’urgente necessità di adottare pratiche agricole più sostenibili volte a ridurre i costi ambientali e sociali legati alla produzione di cacao. Ciò potrebbe includere, oltre ad una migliore gestione delle risorse idriche, la promozione dell’agroforestazione.

Questo approccio non solo favorisce il rimboschimento, ma anche la diversificazione economica delle famiglie agricole, generando reddito supplementare tramite la vendita di altri prodotti come l’avocado. Inoltre, è noto che la presenza di una varietà di specie arboree aumenta la resistenza delle piante di cacao alle malattie e ai cambiamenti climatici, migliorando anche la qualità del suolo.

Promuovere la sostenibilità nella produzione di cacao significa anche ridurre l’impatto ambientale della filiera, richiedendo una maggiore trasparenza e tracciabilità lungo tutta la catena di approvvigionamento, nonché l’adozione di standard di sostenibilità riconosciuti a livello internazionale.

Come consumatori, possiamo contribuire a mitigare i costi ambientali del cacao riducendo il nostro consumo e scegliendo prodotti provenienti da aziende che adottano pratiche sostenibili, come quelle sostenute da Fairtrade, l’associazione che si occupa di supportare le filiere internazionali sostenendo i diritti umani e dell’ambiente.

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