Cocktail di pesticidi, PFAS e neurotossine nell’85% delle mele europee
Le mele sono tra i frutti più consumati in Europa e la loro produzione locale si è intensificata notevolmente negli ultimi decenni. Questo aumento è stato accompagnato da pratiche agricole che fanno ampio uso di pesticidi: le mele coltivate in modo convenzionale vengono trattate in media circa 30 volte all’anno. Una nuova analisi europea solleva seri interrogativi sull’impatto di questi trattamenti sulla salute dei consumatori.
L’analisi sui residui di pesticidi nelle mele europee
Pesticide Action Network Europe, in collaborazione con 13 organizzazioni partner in altrettanti Paesi europei, ha analizzato 59 campioni di mele prodotte localmente. I risultati mostrano una diffusione quasi totale dei residui chimici: il 93% dei campioni conteneva almeno un residuo di pesticida e l’85% presentava residui multipli.
In alcuni casi sono stati rilevati fino a sette diversi pesticidi nello stesso campione, evidenziando un’esposizione combinata che riguarda una parte significativa delle mele consumate quotidianamente.
Pesticidi altamente tossici e presenza di PFAS
Gli autori del rapporto esprimono forte preoccupazione per la presenza di sostanze considerate particolarmente pericolose. Il 71% dei campioni risulta contaminato da pesticidi appartenenti alla categoria UE dei Candidati alla Sostituzione, ovvero quelli ritenuti più tossici.
Ancora più allarmante è la presenza di pesticidi PFAS, rilevati nel 64% dei campioni. Queste sostanze, note per la loro persistenza nell’ambiente e nell’organismo umano, sono spesso definite come inquinanti eterni. Inoltre, pesticidi con effetti neurotossici sono stati individuati nel 36% delle mele analizzate.
Esposizione multipla e l’effetto cocktail
Il rapporto mette in luce una criticità strutturale nella normativa europea: l’esposizione multipla ai pesticidi non viene adeguatamente considerata nei processi di valutazione del rischio. Attualmente i pesticidi vengono valutati singolarmente, mentre l’effetto cocktail, ovvero l’interazione sinergica tra più sostanze chimiche, viene in gran parte ignorato.
Numerose evidenze scientifiche indicano che l’assunzione simultanea di residui multipli attraverso gli alimenti potrebbe avere effetti significativi sulla salute, in particolare sul sistema riproduttivo. Il regolamento europeo sui livelli massimi di residui prevede che l’EFSA sviluppi una metodologia per valutare questo tipo di rischio, ma a distanza di vent’anni tale strumento non è ancora stato adottato.
Mele e alimentazione infantile
Uno dei risultati più sorprendenti dello studio riguarda l’alimentazione dei più piccoli. Se le mele analizzate fossero destinate alla produzione di alimenti per neonati, il 93% dei campioni non sarebbe conforme alla legge, poiché supererebbe il limite di 0,01 mg/kg.
L’Unione Europea ha infatti stabilito limiti particolarmente severi per i bambini sotto i tre anni, con l’obiettivo di proteggere lo sviluppo e ridurre i rischi legati all’esposizione chimica precoce.
Le raccomandazioni per consumatori e decisori politici
Alla luce dei risultati, gli autori del rapporto raccomandano ai genitori di privilegiare mele biologiche nell’alimentazione dei propri figli e di sbucciare le mele non biologiche per ridurre l’esposizione ai pesticidi.
Il rapporto invita inoltre i decisori politici a rafforzare l’attuazione della legislazione esistente, sottolineando che alcune delle sostanze rilevate avrebbero già dovuto essere vietate per la loro tossicità. Viene chiesto di accelerare lo sviluppo di una metodologia che tenga conto dell’esposizione a più pesticidi e, in via precauzionale, di introdurre un fattore di sicurezza pari a 10 per aumentare la protezione dei consumatori.
Secondo gli autori, lo studio dimostra l’urgenza di una migliore applicazione delle norme europee, in contrasto con le proposte della Commissione Europea che rischiano di abbassare il livello di tutela per i cittadini e per l’ambiente.
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