Riciclo plastica, SOS da Bruxelles: “L’industria italiana sta smantellando la transizione”
Il paradosso della transizione ecologica europea si consuma oggi, 15 aprile 2026, tra i corridoi del Parlamento Europeo. Mentre l’UE punta tutto sulla circolarità, il settore che dovrebbe renderla possibile – quello del riciclo delle materie plastiche – sta morendo.
Assorimap ha portato a Bruxelles il “caso italiano”, un esempio drammatico di un’industria nazionale che, pur essendo all’avanguardia tecnologica, ha visto crollare i propri utili dell’87% in soli cinque anni. I numeri presentati dal presidente Walter Regis sono una doccia fredda: solo nel 2025 sono andate perdute 460 kilotonnellate di capacità di riciclo.
Perché il riciclo italiano è in crisi?
La crisi non è dovuta a una mancanza di competenza, ma a quello che le aziende definiscono un “mercato distorto”.
- Concorrenza extra-UE: Le aziende italiane sostengono costi elevatissimi per rispettare le rigide normative ambientali (come i controlli sui PFAS e le emissioni), mentre il mercato è invaso da plastiche vergini o presunte “riciclate” provenienti da fuori Unione Europea a prezzi stracciati.
- Mancanza di armonizzazione: Non esistono ancora codici doganali che distinguano chiaramente la plastica vergine da quella riciclata, rendendo i controlli deboli e le importazioni sleali facili.
Le richieste di Assorimap: anticipare il futuro al 2027
La delegazione italiana, supportata da Plastics Recyclers Europe, ha presentato un pacchetto di richieste concrete per il nuovo Circular Economy Act:
- Anticipo Obblighi (PPWR): Portare dal 2030 al 2027 l’obbligo di inserire una quota minima di plastica riciclata negli imballaggi.
- Protezione del Mercato: Introdurre codici doganali dedicati e requisiti premiali per il contenuto di riciclato Made in Europe.
- Sostegno Energetico: Accesso agli aiuti per i costi energetici, cruciali per un settore che — come ricordato anche oggi da Confeuro per l’agricoltura — subisce pesantemente lo shock dei prezzi dei carburanti e dell’elettricità.
Il rischio: smantellare la sovranità industriale
“Il Circular Economy Act è l’ultima finestra utile”, ha avvertito Regis. Se l’Europa non interviene ora, non perderà solo un settore industriale, ma la capacità stessa di gestire i propri rifiuti in modo autonomo, tornando a dipendere dalle importazioni di materie prime vergini e inquinanti.
Questa crisi si inserisce in un quadro più ampio: come per la tutela della biodiversità (Direttiva Uccelli) e la protezione della salute dai PFAS, la transizione ecologica richiede che la legalità e la sostenibilità economica vadano di pari passo.
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