Fauna selvatica sotto attacco: strage di lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
Cresce l’allarme per la tutela della fauna selvatica in Italia dopo il ritrovamento di dieci lupi morti tra Abruzzo e Toscana. Il WWF Italia esprime forte preoccupazione per una serie di episodi che mettono a rischio non solo una specie simbolo, ma l’intero equilibrio degli ecosistemi.
Dieci lupi morti nel Parco Nazionale d’Abruzzo
Cinque lupi sono stati rinvenuti senza vita ad Alfedena, nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. A questi si aggiungono altri cinque esemplari trovati nei giorni precedenti a Pescasseroli, nel cuore dell’area protetta.
Secondo i primi accertamenti, l’ipotesi più probabile è quella dell’avvelenamento, una pratica illegale e altamente pericolosa che colpisce indiscriminatamente animali selvatici, domestici e persino l’uomo.

Il veleno come minaccia per biodiversità e sicurezza
L’uso del veleno rappresenta uno degli atti più gravi contro la natura. Non solo provoca la morte di specie protette come il Lupo appenninico, ma compromette interi ecosistemi e mette a rischio la salute pubblica.
Il WWF sottolinea che nessun conflitto con le attività umane o danno economico può giustificare simili azioni. Il lupo svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento degli equilibri naturali e la sua scomparsa avrebbe conseguenze profonde sulla biodiversità.
Una escalation di violenze anche in Toscana
Gli episodi registrati in Abruzzo si inseriscono in un quadro nazionale sempre più allarmante. In Toscana, infatti, due lupi sono stati recentemente uccisi e mutilati, segnalando una escalation di atti criminali contro la fauna selvatica.
Secondo il WWF, questa deriva è alimentata anche da un clima culturale e politico che tende a ridurre la tutela della specie, favorendo indirettamente comportamenti illegali come il bracconaggio.
Indagini in corso e richiesta di giustizia
Le indagini sui casi abruzzesi sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Sulmona, mentre le analisi necroscopiche sono affidate all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise.
Il WWF Italia ha chiesto il massimo impegno per individuare i responsabili e ha annunciato la possibilità di costituirsi parte civile in caso di processo, sottolineando la gravità del crimine.
La necessità di interventi urgenti e prevenzione
Di fronte a questa emergenza, diventa fondamentale rafforzare i controlli sul territorio e intensificare le attività investigative. Allo stesso tempo, è necessario investire nella prevenzione dei conflitti tra uomo e fauna selvatica, sostenendo le comunità locali e promuovendo pratiche di convivenza sostenibile.
Difendere il lupo oggi significa proteggere non solo una specie, ma anche la legalità e il futuro della biodiversità in Italia.
L’intervento di Legambiente e le criticità normative
Anche Legambiente interviene con forza sulla vicenda, chiedendo che venga fatta al più presto chiarezza su quanto accaduto in Abruzzo e che si rafforzino le misure di prevenzione e controllo per salvare una specie sempre più sotto attacco.
L’associazione sottolinea come il recente declassamento dello status di protezione del lupo, avallato dal Governo con la legge di delegazione europea dello scorso marzo, rischi di aggravare ulteriormente la situazione. Se l’ipotesi di avvelenamento venisse confermata, emergerebbe un problema grave da affrontare con urgenza.
Secondo Legambiente, l’avvelenamento rappresenta una pratica illegale e crudele, tra le principali cause di morte della fauna selvatica, che richiede una risposta ferma e immediata.
Le lacune legislative e il rischio del DDL 1552
L’associazione evidenzia inoltre la necessità per l’Italia di colmare le lacune normative in materia di tutela animale, recependo entro maggio la direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente. Tale normativa prevede l’introduzione di veri e propri reati per il bracconaggio e il traffico illecito di animali, con pene fino ad almeno tre anni di carcere.
A preoccupare ulteriormente è anche il DDL 1552, in discussione al Senato dal 15 aprile, considerato uno dei tentativi più radicali di modifica della Legge 157/1992.
Secondo Legambiente, il disegno di legge rischia di peggiorare aspetti cruciali come la tutela della fauna, l’uso del territorio, la sicurezza dei cittadini e la legalità. Inoltre, non prevede un rafforzamento degli enti di vigilanza, tra cui il Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri e le polizie locali, già alle prese con una cronica carenza di risorse e personale.
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