Greenpeace ricorre negli Usa contro la maxi condanna da 345 milioni: scontro con Energy Transfer
Greenpeace International e Greenpeace USA hanno presentato ricorso per ottenere un nuovo processo presso il tribunale del North Dakota, dopo la condanna a 345 milioni di dollari inflitta lo scorso febbraio nella causa intentata dalla compagnia petrolifera Energy Transfer. L’organizzazione ambientalista denuncia gravi irregolarità e parla di un tentativo di limitare la libertà di espressione e scoraggiare le proteste.
La condanna e il caso Dakota Access Pipeline
La vicenda è legata alle proteste contro il Dakota Access Pipeline, un progetto energetico fortemente contestato per il suo impatto ambientale e per i rischi sulle risorse idriche.
Il tribunale distrettuale del North Dakota aveva stabilito una maxi sanzione economica contro Greenpeace, ritenendola responsabile dei danni legati alle mobilitazioni. Secondo l’organizzazione, si tratta di una causa intimidatoria mirata a colpire il dissenso e la mobilitazione civile.
Il ricorso di Greenpeace e le accuse di processo iniquo
Nel ricorso, Greenpeace International evidenzia numerose irregolarità procedurali che avrebbero compromesso la correttezza del processo.
Tra le principali criticità segnalate:
mancanza di imparzialità nella contea di Morton
presenza di giurati con legami con l’industria dei combustibili fossili
pregiudizi nei confronti degli attivisti
esclusione di prove favorevoli alla difesa
Secondo l’organizzazione, questi elementi avrebbero impedito lo svolgimento di un processo equo, violando i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione degli Stati Uniti.
Le dichiarazioni di Greenpeace e la difesa dei diritti civili
Kristin Casper, responsabile dell’ufficio legale di Greenpeace International, ha definito il caso uno dei più gravi errori giudiziari nella storia del North Dakota.
L’organizzazione ribadisce che continuerà la battaglia legale fino al riconoscimento delle proprie ragioni, sottolineando come il caso rappresenti un precedente pericoloso per la libertà di espressione e il diritto alla protesta.
Standing Rock e la mobilitazione indigena
Le proteste contro il Dakota Access Pipeline hanno avuto come epicentro il movimento di Standing Rock protests, guidato in gran parte da comunità indigene.
Secondo Greenpeace, la causa intentata da Energy Transfer mira anche a delegittimare questa leadership e a colpire la solidarietà internazionale verso una resistenza pacifica.
Un caso simbolo per ambiente e libertà di espressione
Il contenzioso tra Greenpeace International e Energy Transfer si inserisce in un contesto più ampio di conflitto tra attivismo ambientale e interessi industriali.
Il caso solleva interrogativi cruciali sul ruolo delle grandi aziende nel sistema legale e sul rischio che azioni giudiziarie possano essere utilizzate per scoraggiare il dissenso pubblico.
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