Liquami verdi nel Sacco, moria di pesci e 21 anni di emergenza: bonificato solo lo 0,2% dell’area
Un fiume color verde scuro, dall’odore nauseabondo. Una moria di pesci. Dense chiazze di schiuma bianca che scorrono lungo la Valle del Sacco attraversando i comuni di Anagni, Supino, Morolo, Patrica, Ceccano, Castro dei Volsci, Sgurgola e Falvaterra.
È quello che è accaduto il 7 aprile 2026 — e nei giorni successivi. Non è la prima volta. E la domanda che i deputati AVS Angelo Bonelli e Filiberto Zaratti hanno posto al ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin è semplice quanto bruciante: com’è possibile che in 21 anni di emergenza dichiarata, la bonifica di quest’area sia ferma allo 0,2%?
Lo scandalo dei numeri
I dati contenuti nell’interrogazione parlamentare presentata oggi sono impietosi. L’area del Sito di Interesse Nazionale Bacino del Fiume Sacco copre 7.235 ettari tra terra e falda. Di questi:
- Lo 0,2% è stato bonificato in 21 anni
- Il 9,8% — pari a 711 ettari — è stato sottoposto alle indagini necessarie per definire natura e diffusione dell’inquinamento
- Il restante 90% non è ancora stato né indagato né bonificato
Lo stato di emergenza socioeconomica e ambientale è stato dichiarato con D.P.C.M. del 19 maggio 2005. Sono passati ventuno anni.
Una storia di veleni
La Valle del Sacco ha una lunga storia di contaminazione industriale. Nei primi anni Duemila l’ASL RM/E accertò che almeno 500 cittadini residenti a ridosso del fiume avevano nel sangue livelli di beta-esaclorocicloesano — una sostanza chimica altamente tossica — di molto superiori alla media. Nello stesso periodo fu rilevato un aumento del tasso di tumori nei lavoratori dell’area industriale di Colleferro, esposti a sostanze tossiche, prodotti chimici e amianto.
Il punto di non ritorno arrivò con il ritrovamento di 25 mucche morte lungo il fiume nei pressi di Anagni e con concentrazioni di beta-esaclorocicloesano superiori al limite consentito dalla normativa europea. Da lì la dichiarazione di emergenza del 2005 — e da lì il lungo immobilismo.
L’ultimo accordo, l’ennesimo rinvio
Lo scorso dicembre 2025 la Regione Lazio ha approvato un atto integrativo dell’accordo di programma per la bonifica — il terzo aggiornamento di un accordo sottoscritto per la prima volta nel 2019, integrato nel 2021 e ora nuovamente modificato nel 2025. Nel frattempo il fiume continua a tingersi di verde.
“In 21 anni è stato bonificato appena lo 0,2% di un’area complessiva di 7.235 ettari”, denunciano Bonelli e Zaratti. “La Regione è inadempiente.”
Le richieste al ministro
I due deputati chiedono a Pichetto Fratin di rendere pubblica la relazione semestrale sullo stato di attuazione degli interventi e di coordinare — tramite il Comitato di indirizzo e controllo presieduto dal Ministero dell’Ambiente — la conclusione degli interventi di bonifica.
“Chiediamo al ministero di intervenire e di chiarire perché la Regione non ha portato a termine la bonifica”, concludono Bonelli e Zaratti. “Sono ritardi inaccettabili, a danno dell’ambiente e della salute dei cittadini.”
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