Decreto PNRR, stop ai “furbetti” della plastica: ora il riutilizzo ha regole certe
L’Italia segna un punto decisivo nella lotta all’inquinamento da plastica. Con l’approvazione definitiva del Decreto PNRR, il governo ha introdotto criteri tecnici rigorosi per definire cosa possa essere considerato davvero “riutilizzabile”. È la fine di una zona grigia normativa che, come denunciato da Legambiente, ha permesso per anni la vendita di piatti, posate e cannucce in plastica tradizionale etichettati impropriamente come durevoli per aggirare i divieti della Direttiva SUP (Single Use Plastics).
“Finalmente l’Italia detta la linea”, ha commentato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. “Vengono fissate regole chiare al mercato, garantendo al tempo stesso una corretta informazione ai cittadini”.
Il “vulnus” dei finti riutilizzabili
L’indagine di Legambiente “Usa & getta o riutilizzabile? Facciamo chiarezza!” aveva sollevato dati allarmanti sulla confusione regnante tra gli scaffali:
- 38% dei prodotti non specifica il numero di lavaggi massimi consentiti.
- Solo l’8% riporta informazioni coerenti sull’uso in lavastoviglie o microonde.
- 70% delle certificazioni presenti sulle confezioni non riguarda affatto la riutilizzabilità.
Questa carenza di informazioni non è solo un disservizio per il consumatore, ma un danno ambientale diretto. Senza istruzioni chiare, queste stoviglie finiscono per essere gettate dopo un solo utilizzo, alimentando l’80% dei rifiuti spiaggiati censiti dai monitoraggi Beach Litter 2026.
La sfida dei controlli e della Chimica Verde
L’approvazione del decreto non è che l’inizio. Per Legambiente, la leadership italiana nella chimica verde e nelle bioplastiche può essere difesa solo se si fermano le produzioni illegali. “È fondamentale innalzare il livello dei controlli per fermare quei furbi che producono ancora plastica tradizionale spacciandola per prodotti biodegradabili o riutilizzabili”, incalza Ciafani.
I dati raccolti dai volontari tra il 2014 e il 2026 sono impietosi: oltre mezzo milione di rifiuti raccolti sulle spiagge italiane, con una media di 785 oggetti ogni 100 metri. Numeri che gridano la necessità di un cambio di passo immediato.
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