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Decreto Autovelox, Codacons contro Legambiente. Chi ha ragione?

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Decreto Autovelox, Codacons contro Legambiente. Chi ha ragione?

Scontro Codacons-Legambiente sul “Decreto Autovelox”. Il provvedimento, annunciato dal Governo, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Ma chi ha ragione? E quali sono le conseguenze del provvedimento sull’ambiente e sulla salute pubblica.

Secondo Legambiente, appoggiato da altre associazioni ambientaliste, il decreto è: “un ulteriore e gravissimo attacco alla sicurezza stradale, alle vittime della strada e alla promozione della mobilità sostenibile. Il governo continua a legittimare il diritto alla velocità e l’abuso, a scapito delle regole e della sicurezza, del mezzo privato. Ignorando le evidenze scientifiche e gli indirizzi seguiti da altri Paesi che nel mondo stanno ottenendo riduzioni più marcate di morti e feriti in strada”.



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Legambiente chiede il ritiro del Decreto Autovelox

Diverse le criticità rilevate da Legambiente e le altre Associazioni, che lanciano un appello alle Istituzioni. “Chiediamo al Governo e al Senato di fermarsi e riscrivere il testo del Codice della Strada e il Decreto Autovelox, coinvolgendo le associazioni dei familiari delle vittime della strada e gli esperti del settore. Le Istituzioni tutte invertano questa preoccupante tendenza a difesa di una illegalità già diffusa sulle strade, rassicurando le vittime e tutti i cittadini di questo Paese su una reale transizione a forme di mobilità più sostenibile e sicura per tutte le età, le abilità e i generi, in città così come nei territori”.

Gli obiettivi OMS

Legambiente e le Associazioni chiedono a Governo e Senato “una inversione di rotta attraverso una riforma condivisa e basata sui dati per sperare di ridurre veramente il numero di collisioni e salvare vite umane. Oppure, chiediamo coerenza. Nei fatti il Governo sta abbandonando gli obiettivi VisionZero dell’OMS sulla sicurezza stradale, recepiti nel Piano Nazionale Sicurezza Stradale. Che lo ammetta anche a parole”.

Il Codacons: “Posizione Legambiente e associazioni solo ideologica”

“Non vogliamo pensare che queste associazioni siano in malafede, ma crediamo piuttosto che la loro posizione sia meramente ideologica, politica e non basata sui numeri ufficiali”. Inizia così il duro attacco del Codacons.

“Se c’è una cosa che è indubbia è l’elevato numero di autovelox presenti oggi lungo le strade italiane, e la loro continua proliferazione avvenuta non solo senza criterio, ma spesso col solo scopo di fare cassa violando i diritti dei cittadini. I numeri – si legge in una nota dell’associazione dei consumatori – dimostrano poi come non esista alcun nesso tra l’installazione incontrollata di strumenti di rilevazione della velocità e la sicurezza stradale, con i dati sugli incidenti stradali addirittura aumentati in Italia negli ultimi anni. Semmai l’unico vantaggio degli autovelox selvaggi è quello registrato dai comuni, che hanno visto aumentare enormemente le proprie entrate grazie alle multe inflitte agli automobilisti”.

Il richiamo alla legalità e alla trasparenza

Ancora secondo il Codacons “chi viola le regole stradali e mette a rischio la vita altrui va punito con la massima severità. Ma allo stesso modo chi queste regole deve farle rispettare deve operare nella totale legalità e trasparenza, ed in tal senso il decreto sugli autovelox è uno strumento indispensabile per regolarizzare un settore che negli anni si è arricchito sfruttando, solo a parole, il concetto di “sicurezza stradale”.

Le criticità del Decreto Autovelox

Ma quali sono le criticità del Decreto Autovelox, evidenziate da Legambiente e le altre associazioni ambientaliste. Le abbiamo raccolte di seguito per punti.

1. Deriva politica che legittima chi infrange le regole. Il decreto si allinea con una strategia volta a comprimere l’autonomia di Sindaci ed Amministrazioni, che in qualità di Enti Locali hanno la responsabilità della salute pubblica sul loro territorio, di cui ben conoscono criticità e caratteristiche. Questa normativa limita il potere locale in materia di tutela della sicurezza stradale, una coltellata in più, inaccettabile, ai familiari delle vittime della strada.

I dati

2. Dati ed evidenze Ignorati. Un approccio miope che contrasta con le pratiche di successo già adottate in altri Paesi europei, per cui i controlli diffusi sono un potente deterrente a morti e feriti in strada. Il Decreto del MIT ignora sistematicamente e scientemente, sulla scia dell’impianto della riforma del Codice della Strada, i dati scientifici, gli appelli delle associazioni delle vittime della strada e le esperienze di successo in Italia e all’estero.

Ad esempio, nel Regno Unito le Istituzioni non soltanto registrano le violazioni comminando multe a chi infrange le regole, ma conducono anche analisi dei livelli del rispetto delle regole sulle strade, perché realmente interessate a monitorare un fenomeno per condurre in maniera più mirata i controlli, laddove più serve.

E in Germania non solo gli autovelox non sono segnalati, ma sono mimetizzati con apposite strutture per rilevare realmente i comportamenti scorretti, partendo dal presupposto che se ci sono dei limiti vanno rispettati da tutti.

3. Limitazioni agli Autovelox in città. Il decreto vieta l’uso di autovelox fissi e mobili in città dove il limite di velocità è inferiore ai 50 km/h.

Questa restrizione riduce l’efficacia dei controlli e compromette la sicurezza nelle aree urbane, dove la maggior parte degli incidenti gravi avviene a causa dell’eccesso di velocità. Un far west, proprio dove invece ci sono maggiori rischi. Chi tutela quindi la sicurezza delle persone? L’unica alternativa è inviare una pattuglia (ben visibile) in loco, con un ingente e inutile sfruttamento di risorse locali già notoriamente scarse.

Le criticità in otto punti

4. Limitazioni sulle strade extraurbane. non potranno essere installati autovelox dove il limite è inferiore di oltre 20 Km/h a quello previsto dal Codice della Strada: ad esempio, se in una strada c’è il limite dei 90 Km/h si potranno installare autovelox per rilevare multe a chi supera i 70 Km/h, ma non posizionare autovelox con limite dei 50 all’ora.

Questo si applica anche laddove vi sono delle caratteristiche che notoriamente rendono la strada meno sicura (esempio: affioramento di radici degli alberi, strade dissestate, come ce ne sono migliaia in Italia) ma ponendo un limite inferiore, a tutela della sicurezza, l’Amministrazione può vedersi bloccare la possibilità di indurre al rispetto di limiti adeguati allo stato attuale delle strade.

Prevenzione e tutela ambientale

5. Efficacia compromessa. Le modalità operative per l’uso degli autovelox mobili, che richiedono l’intervento immediato della polizia per fermare i veicoli, rendono i controlli discontinui e inefficaci. Questa misura penalizza la prevenzione continua e sistematica delle collisioni stradali.

6. Distanze di “sicurezza”. Le nuove normative stabiliscono distanze minime obbligatorie tra i segnali di limite di velocità e gli autovelox, rendendo l’installazione dei dispositivi più complessa e burocraticamente onerosa.

7. Controllo centralizzato. Saranno i prefetti, e non i sindaci, a decidere le zone per l’installazione degli autovelox, concentrandosi solo su aree con elevata incidentalità e difficoltà di contestazione immediata. Questa centralizzazione del controllo riduce la flessibilità e la capacità delle autorità locali di intervenire in modo mirato e tempestivo.

Questa la lista delle associazioni che hanno firmato la nota contro il decreto autovelox:  Legambiente, Movimento Diritti dei Pedoni APS, FIAB Italia. Città30 (Ferrara30, Firenze30, Lecce30, Modena30, Napoli30, Pesaro30, Torino30, Roma30). Clean Cities, Genitori ECOattivi, Salvaiciclisti. Rete Vivinstrada, BiciPA, Metrovia. Comitato Via Vincenzo Tieri Roma, Ciclomobilisti. Hub.MAT APS e Legambici APS Milano

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